Pat Hitchcock, a 93 anni ci lascia la figlia del Maestro del Brivido

Stella di Broadway e apprezzata attrice, che il padre volle in Psycho.

Pat Alfred Hitchcock
Pat Alfred Hitchcock

Nata il 7 luglio 1928, Patricia Alma Hitchcock ci lascia a 93 anni. A darne notizia, la figlia Katie Fiala, che ha confermato a THR la morte della madre avvenuta lunedì nella sua casa di Thousand Oaks.

Arrivata negli Stati Uniti nel marzo 1939, quando Alfred Hitchcock accettò l’offerta del produttore David O. Selznick per dirigere Rebecca (1940), Pat apparve più volte nei film del padre e in una decina di episodi del Alfred Hitchcock Presents della CBS, tra il 1955 al 1960.

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In Psycho la vediamo, verso l’inizio, come Caroline, l’impiegata che si offre di condividere alcuni tranquillanti con Janet Leigh. Ma – a parte la Chubby Bannister compagna di classe di Jane Wyman in Paura in palcoscenico – il suo ruolo più importante su un set del padre resta quello in L’altro uomo (1951), dove interpreta l’occhialuta Barbara Morton, che, come la sorella minore del personaggio di Ruth Roman, guarda lo sconvolto Bruno (Robert Walker) quasi strangolare una donna a morte a un cocktail party.

“Se avesse creduto nel nepotismo avrei lavorato molto di più, – disse del padre in una intervista al Washington Post nel 1984, – ma non voleva nessuno a meno che non lo ritenesse giusto per la parte. Non ha mai adattato una storia a una star o a un attore. Spesso ho cercato di accennare la cosa alla sua assistente, ma non sono mai andata molto lontano. Lei avrebbe tirato fuori il mio nome, lui avrebbe detto: ‘non è adatta’ e sarebbe finita lì”.

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Autrice del libro Alma Hitchcock: The Woman Behind the Man del 2003 – sulla relazione al centro del film del 2012 Hitchcock, con Anthony Hopkins e Helen Mirren – disse di averlo voluto scrivere perché convinta che la madre non avesse mai visto riconosciuto “il merito di essere brava come era”. Aggiungendo: “Mio padre dipendeva da lei per tutto. All’inizio scriveva le sceneggiature fino a stabilire una prassi e a lavorare sempre con lui”.

“Sono stata allevata come una bambina inglese, sapevo cosa ci si aspettava, e l’ho sempre fatto – aveva raccontato al Post. – Non parlavo a meno che non mi interpellassero, ma non mi ha disturbato né ha avuto ripercussioni. Tuttavia, mio ​​padre non credeva nelle punizioni. Quando facevo qualcosa di sbagliato, ragionava con me. A volte vorrei che avesse urlato di più. Diceva: “Ti rendi conto di come hai ferito me e tua madre?”. E ancora: “Ero molto legata a mio padre. Mi portava fuori ogni sabato, a fare la spesa e a pranzo. La domenica mi portava regolarmente in chiesa, fino ché non potei guidare. Poi lo portavo io in chiesa regolarmente. È grazie alla sua diligenza che la mia religione è così forte oggi”.

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Dopo aver recitato da adolescente in un paio di commedie di Broadway degli anni ’40, ha interpretato piccole parti in Un monello alla corte d’Inghilterra di Jean Negulesco, e in I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille (pur non accreditata). Partecipazioni più importanti son quelle avute sui palchi di Broadway, in Solitaire nel 1942 e Violet nel 1944. Sposatasi nel 1952 col businessman Joseph O’Connell Jr., in quegli anni apparve anche in spettacoli come Suspense, My Little Margie, The Life of Riley e in un episodio di Playhouse 90 diretto da John Frankenheimer. Successivamente la ritroviamo come produttrice esecutiva del documentario del 2000 The Man on Lincoln’s Nose, sullo scenografo Robert F. Boyle, che collaborò con Alfred Hitchcock in molti dei suoi film.

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