Sull’isola di Bergman, la recensione

Dal 7 dicembre in sala il delicato inno al cinema di Bergman della regista Mia Hansen-Løve

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Tim Roth e Vicky Krieps in "Sull'isola di Bergman"

Sull’isola di Bergman, la storia

Chris e Tony sono una coppia di registi amanti del cinema di Ingmar Bergman che, in cerca di ispirazione, si trasferisce per un breve periodo sull’isola di Fårö, quella dove il grande maestro svedese girò alcuni dei suoi film più noti e dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Sull’isola la creatività dei due registi comincia a correre su binari diversi e a sviluppare percorsi sospesi tra immaginazione e realtà.

Vicky Krieps in “Sull’isola di Bergman”

Tra finzione e realtà

I suggestivi paesaggi e le sospese atmosfere naturali dell’isola di Fårö confondono i piani e le sensazioni, lo spazio circoscritto di quello che fu il rifugio del prolifico maestro Ingmar Bergman seduce per l’incanto e insieme l’inquietudine che riesce a trasfondere. Il racconto che la regista francese Mia Hansen-Løve compone e i luoghi colti e rappresentati nella fotografia curata da Denis Lenoir creano un’alchimistica corrispondenza tra la storia e i film del regista svedese. Chris (Vicky Krieps) e Tony (Tim Roth), già amanti del cinema di Bergman, sono sedotti, trascinati e al tempo stesso quasi schiacciati dalla potenza delle suggestioni che l’isola suscita in loro. I loro semplici piani vengono quasi subito stravolti e, più che trovare un luogo di ispirazione, i due dovranno cimentarsi con un ambiente che mette in discussione non solo la loro arte, ma la loro stessa vita, personale e di coppia. Hansen-Løve non ripropone l’austerità dolente e profonda del cineasta svedese, ma cerca quella catarsi al malessere esistenziale e affettivo che egli racconta, che nei suoi film non viene quasi mai concessa.

“Circa dieci anni fa ho iniziato a sviluppare un rapporto appassionato con il lavoro di Bergman, con la sua vita – spiega la regista -.  È stato l’inizio di una forte attrazione verso l’isola di Fårö. Appartato nel mezzo del Mar Baltico, è un luogo che incarna un ideale che è insieme spaventoso e seducente, austero ed esaltante, un posto di assoluta integrità artistica a cui associo Bergman”.

Tra cinema e vita, paesaggi reali e rievocazioni dei luoghi delle scene dei film di Bergman, l’immaginazione e la realtà finiscono per confondersi fino quasi a mischiarsi e proprio quando l’isola diventa il luogo del cinema nel cinema, la vita dei due protagonisti ritrova una propria dimensione.

“Si tratta – spiega Hansen-Løve – di un film sull’amore per il cinema e in particolare per Bergman, ma anche sulla storia d’amore di due coppie. Non è il risultato di una decisione razionale, in qualche modo questa idea si è imposta da sola. Ho avuto la sensazione che si aprissero in me delle porte rimaste chiuse fino ad allora, proprio grazie all’isola e per la prima volta mi sono sentita libera di muovermi quasi per gioco attraverso varie dimensioni: passato e presente, realtà e finzione, sogno”.

RASSEGNA PANORAMICA
SULL'ISOLA DI BERGMAN