The Hanging Sun, la recensione del film con Alessandro Borghi

In sala 12, 13 e 14 settembre dopo la presentazione Fuori Concorso a Venezia 79

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“L’assalto” ai romanzi del re del crime Jo Nesbø messo in atto negli ultimi anni dalle major cinematografiche continua a dare i suoi frutti. Dopo L’uomo di neve (2017) di Tomas Alfredson con protagonista Michael Fassbender, stavolta tocca ad Alessandro Borghi calarsi nei panni di un personaggio nato dalla penna dello scrittore norvegese, amatissimo in Italia come nel resto nel mondo. L’occasione arriva con The Hanging Sun, film co-prodotto da Sky Original insieme alle italiane Cattleya e Groenlandia, presentato Fuori Concorso come evento di chiusura della 79ª Mostra del Cinema di Venezia e attualmente in sala, per tre giorni (12-13 e 14 settembre), prima di approdare dal 12 dicembre su Sky Cinema e in streaming su NOW. 

Diretto da Francesco Carrozzini (al suo esordio in un lungometraggio), The Hanging Sun è basato sul romanzo Sole di mezzanotte, secondo libro della nuova serie con cui Nesbø, slegandosi dal suo celebre poliziotto Harry Hole (protagonista di una dozzina di noir precedenti, tra cui anche L’uomo di neve), ha dato vita ad un nuovo e spiazzante personaggio, il killer e spacciatore Olav Johansen alle prese col pericoloso mondo della droga di Oslo. Mondo che però impariamo solo in minima parte a conoscere nella nuova trasposizione cinematografica sceneggiata da Stefano Bises, che, se c’è una cosa da dover subito sottolineare, si prende diverse licenze, a partire dal nome del protagonista, trasformato nel ben più anglosassone John (e basta).

The Hanging Sun, la trama

John (Borghi) è un uomo tormentato, in fuga dalla sua famiglia, o meglio dal suo padre adottivo (Peter Mullan), l’uomo che lo ha accolto alla morte dei suoi genitori ma cresciuto indirizzandolo alla violenza e al crimine. Stanco di sporcarsi le mani di sangue, John scappa verso una nuova vita e trova riparo nel fitto della foresta, vicina a un villaggio isolato dell’estremo Nord, dove domina la religione e il sole non tramonta mai. Mal visto dal parroco del paese (Charles Dance) in quanto straniero, John riesce a trovare un posto dove fermarsi grazie all’aiuto di Caleb, un bambino curioso e dal cuore puro, e sua madre Lea (Jessica Brown Findlay), una donna in difficoltà, ma dalla grande forza. Con loro, John trova un inaspettato equilibrio, che cercherà a tutti i costi di proteggere dai pericoli che lo inseguono.

Alla ricerca della libertà perduta

È un filo conduttore che porta alla ricerca di se stessi, quello di The Hanging Sun, con intenti chiari e lineari fin da subito. La serrata caccia all’uomo tipicamente thriller cede il posto all’introspezione, al racconto di una reciproca comprensione, fino alla consapevolezza che in un mondo minato da mascolinità tossica e paura del diverso può esserci redenzione per tutti. Anche in un posto bigotto, freddo, dove non tramonta mai il sole. Centrali, in tal senso, le figure di John e Lea, i due personaggi “rotti” in cerca di un cambiamento e di un futuro migliore che porterà entrambi ad allontanarsi dalle rispettive famiglie. Due personaggi che trovano credibilità grazie all’ottimo lavoro di sguardi e silenzi – e in generale di sottrazione – messo in atto da Jessica Brown Findlay e da Alessandro Borghi, qui in versione Revenant con barba e capelli lunghi, meritevole di menzione speciale per aver dimostrato (nuovamente, dopo la serie Diavoli) di saper padroneggiare l’inglese come un madrelingua. 

Nel complesso The Hanging Sun resiste ad una sceneggiatura non perfetta, che spesso si dimentica di dare un’effettiva ossatura agli eventi a scapito di una tensione a tratti calante e poco thriller, ma che alla fine viene compensata da prove recitative al di sopra della media e da un’ottima fotografia, quella di Nicolai Bruel, capace di esaltare i paesaggi desolati e selvaggi della Norvegia che incarnano tutto quello di cui i protagonisti hanno bisogno: libertà.

RASSEGNA PANORAMICA
VOTO
the-hanging-sun-la-recensione-del-film-con-alessandro-borghi“L’assalto” ai romanzi del re del crime Jo Nesbø messo in atto negli ultimi anni dalle major cinematografiche continua a dare i suoi frutti. Dopo L’uomo di neve (2017) di Tomas Alfredson con protagonista Michael Fassbender, stavolta tocca ad Alessandro Borghi calarsi nei panni...