Vetro, la recensione

Vetro è il thriller psicologico in sala dal 7 aprile con Vision Distribution

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Carolina Sala in Vetro

Di Lei, la diciottenne protagonista di Vetro, esordio alla regia di Domenico Croce in sala dal 7 aprile con Vision Distribution, non sapremo mai il nome, ma dalla sua camera, graziosa e accogliente, vedremo la sua storia prendere sviluppi sorprendenti. Quello che inizialmente potrebbe sembrare un innocente coming of age si trasforma in breve in un thriller per poi arrivare a diventare un action dalle sfumature pulp.

Il titolo Vetro, enigmatico quanto il contenuto del film, rappresenta il piccolo mondo ristretto di una ragazza costretta a vivere chiusa nell’esiguo spazio della propria camera. In questa storia però la pandemia non c’entra; Lei non esce da questo suo riparo confortante, a quanto pare, a causa di una sua fobia, forse per gli spazi esteri, osserva il mondo attraverso gli spiragli della serranda della sua finestra e comunica solo con suo padre, interpretato da Tommaso Ragno, attraverso la porta della sua camera da letto e con un ragazzo (Marouane Zotti), conosciuto in attraverso un social network, con cui ha una sorta di relazione.

Lei è interpretata da Carolina Sala (Fedeltà, La guerra è finita, Pezzi unici), giovane attrice che al Bif&st ha meritato la Menzione Speciale per la sua performance in Vetro. Sala è perfetta per il ruolo e dà al personaggio brillantezza e colore. Lei è una ragazza creativa, allegra, intelligente, per quanto la sua condizione le consente di esserlo, e anche intrigante nell’aspetto e nel carattere.

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Tuttavia, il suo piccolissimo mondo sembra fatto davvero di vetro, fragile e distorto proprio come questo elemento che ricompare più volte nella storia. Lei è costretta ad assumere degli psicofarmaci, ma ben presto si potrà dubitare che le facciano davvero bene. Soprattutto nel momento in cui il confine tra realtà e immaginazione nella sua storia comincia a farsi sempre più labile e confuso.

La delicata routine dei suoi giorni, fatta di disegni, studio e brevi conversazioni con il padre, viene infranta da sospetti e paure quando si accorge che qualcosa di strano sta accadendo in un appartamento che Lei osserva dagli spiragli della sua finestra. Una serranda sempre abbassata, lenzuola sporche di sangue, un uomo dal fare minaccioso attirano la sua attenzione e, nonostante le rassicurazioni del padre e del ragazzo, Lei percepisce che quell’appartamento e ciò che avviene al suo interno sono in qualche modo connessi alla sua vita.

In Vetro i generi si mescolano tanto nel racconto quanto nella messa in scena assai curata. L’accogliente mondo racchiuso nella camera della ragazza è fatto di colori, luci e decorazioni che offrono sensazioni confortanti e gradevoli, ma che presto si rivelano essere una maschera, una finzione che nasconde verità più agghiaccianti.

Realtà e finzione si sovrappongono continuamente nella storia lasciando lo spettatore, fin quasi alla fine, confuso almeno quanto la sua protagonista. Sala, il suo aspetto e la sua interpretazione, sono il vero cuore del film e riescono a dare corpo e sostanza ad un racconto non facile da sviluppare, anche perché quasi interamente ambientato all’interno di una camera da letto.

Nonostante alcune incongruenze nella storia e il suo raggelante sviluppo, Vetro coinvolge soprattutto per l’uso che viene fatto dell’ambiente, altro grande protagonista del film insieme a Sala, che, seppur ristretto, segue i cambiamenti del racconto con straordinaria efficacia, ospitando un thriller psicologico dalle sfumature ben più complesse di quanto ci si possa aspettare all’inizio.

Il tema della violenza, delle droghe e della follia convergono verso un finale che mette insieme un vero caleidoscopio di elementi e colori fino a quel punto osservati solo attraverso, appunto, un frammento di vetro.

RASSEGNA PANORAMICA
voto