FRATELLI UNICI

Italia, 2014 Regia Alessio Maria Federici Interpreti Raoul Bova, Luca Argentero, Carolina Crescentini, Miriam Leone Sceneggiatura Marta Maffucci Produzione Matilde e Luca Bernabei Distribuzione 01 Durata 1h e 30′ www.facebook.com/fratelliunici

In sala dal 

2 ottobre

Parenti serpenti. Non si parlano da un po’ e si detestano da molto di più (ci sono le ragioni, e da vendere). Ma quando il ricco chirurgo Pietro (Bova), dal carattere arido e odioso, s’ impasta con l’auto e colpito da amnesia regredisce al livello di un ragazzino, al fratello stuntman, sciupafemmine, in crisi di liquidità e irresponsabile Francesco (Argentero, qui sosia di Don Backy) non resta che accoglierlo in casa, anche perché la ex cognata in procinto di rimaritarsi (Crescentini) proprio non ne vuole sapere, nonostante i desideri della figlia Stella (Eleonora Gaggero). Date queste premesse, ovvio anche intuire cosa accadrà (qui siamo nel rosa più smanceroso e sentimentale che si possa concepire).

La commedia italiana non sta molto bene, questa fatica di Alessio Maria Federici (Lezioni di cioccolato 2, Stai lontana da me) lo conferma. Non, però, per colpa degli attori (una volta invece era per questo), che sono simpatici e abbastanza in sintonia, anzi fanno leva magari su certi loro difetti interpretativi per trarne il giusto vantaggio (cogliamo l’occasione per citare qui tangenzialmente anche Massimo De Lorenzo, un caratterista come quelli di una volta), piuttosto per gli sceneggiatori (il Luca Miniero di Benvenuti al Sud e poi al Nord ed Elena Bucaccio, coautrice di Tutti pazzi per amore e Che Dio ci aiuti) che forzano il tutto per potere arrivare al lietissimo finale pro amore-famiglia-tradizione. Per questo tratteggiano insulsi rivali d’incredibile dabbenaggine (Assisi) o future fidanzate dai comportamenti quasi insensati (Leone) e s’inventano situazioni mai viste in natura (ovvero in società), giocando di psicologia spicciola “spiritosa” e sotterfugi alla ricerca della lacrimuccia (e qualche volta ci riescono pure). Se non c’è sana “cattiveria”, ogni commedia è condannata ad annegare nello sciroppo. Praticamente un “manuale d’amore” piuttosto furbetto destinato ai più semplici e sprovveduti.

Massimo Lastrucci

 

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