Mandalorian – 2ª stagione – Recensione

Stagione 2 su Disney+.

Usa 2020, creatore Jon Favreau, registi Rick Famuyiwa, Dave Filoni, Bryce Dallas Howard, Jon Favreau, Peyton Reed, Robert Rodriguez, Carl Weathers con Pedro Pascal, Carl Weathers, Rosario Dawson, Rio Hackford, Gina Carano, Temuera Morrison, Giancarlo Esposito.

IL FATTO 

Nella prima stagione abbiamo visto il bounty hunter Din Djarin detto Mando (Pascal) cambiare a poco a poco l’approccio a The Child (cucciolo cinquantenne della stessa specie di Yoda, Maestro Jedi morto cinque anni prima a 900 anni), in cui era incappato in una missione. Ora ha un solo obiettivo: proteggere il ragazzino cui mezza galassia sta dando la caccia e, per far questo, Mando deve trovare altri mandaloriani cui chiedere aiuto nel trovare creature simili al Bambino. Nel suo viaggio interstellare incontrerà nemici vecchi e nuovi e stringerà alleanze inaspettate. Un percorso periglioso il suo, dove scoprirà anche il vero nome di The Child (tranquilli niente spoiler: non lo riveleremo qui) e, per causa di forza maggiore, violerà anche il tabù più radicato, mostrando il proprio volto (com’è noto i mandaloriani hanno l’obbligo di non togliere mai in pubblico l’elmo che nasconde integralmente il loro volto, altrimenti non potrebbero più indossarlo e sarebbero banditi dal clan).

L’OPINIONE

Dopo le soprese della prima stagione, utilizzata dai creatori della serie per delineare il personaggio di Mando e inserirlo correttamente nella realtà di Star Wars, questa volta la narrazione ha altri obiettivi. Verificato che il beniamino degli spettatori era Baby Yoda la sua presenza in scena e le numerose gag legate alla sua fame insaziabile sono ora poste al centro della trama, tanto che si deve attendere addirittura la settima puntata perché non domini ogni inquadratura. In compenso gli sceneggiatori si sono divertiti inserendo citazioni e/o omaggi a classici di ogni genere: si va da Dune a Alien (che pure appartengono allo stesso immaginario dell’universo di Guerre Stellari), ma quando Mando vive un bizzarro remake di Vite Vendute (1953) di Henri-Georges Clouzot (film già ripreso da William Friedkin nel 1977 in Il salario della paura) si capisce come il gusto di spiazzare, miscelando generi e stili diversi, sia la cifra dominante di questa potentissima serie.

SE VI È PIACIUTO GUARDATE ANCHE – Ovviamente, se non l’aveste già fatto, la prima stagione è una condizione necessaria per godere appieno della seconda. Se volete andare più a fondo non trascurate però gli extra: illuminanti documentari sulla realizzazione di The Mandalorian.

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