Quo Vadis, Aida?, la recensione del film di Jasmila Žbanić

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Bosnia, luglio 1995. Aida è un’interprete che lavora alle Nazioni Unite nella cittadina di Srebrenica. Quando l’esercito serbo occupa la città, i suoi famigliari sono tra le migliaia di cittadini in cerca di rifugio nell’accampamento dell’ONU, che aveva dichiarato “protetta” quella zona affidandola alla tutela di un contingente olandese dell’UNPROFOR.

Come persona informata sulle trattative, Aida ha accesso a informazioni cruciali per le quali è richiesto il suo ruolo di traduttrice. Cosa si profila all’orizzonte per la sua famiglia e la sua gente?

Quo Vadis, Aida? – Recensione

In concorso a Venezia 77, scritto e diretto dalla bosniaca Jasmila Žbanić quest’anno al Lido come presidente della giuria di Orizzonti, il film ricostruisce il massacro di Srebrenica del 1995, perpetrato dall’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina guidato dal generale Ratko Mladić (condannato nel 2007 all’ergastolo per genocidio da una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia e dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia), puntando l’obiettivo sulle gravi responsabilità della comunità internazionale
che non fece abbastanza per evitare il massacro dell’inerme popolazione.

Incalzata da un’urgenza di testimonianza, la regista osserva la guerra da un inedito punto di vista femminile e l’ostinata Aida, disposta a tutto pur di salvare marito e figli, in moto perpetuo per evitare l’escalation che porterà alla tragedia, diventa il simbolo del coraggio, dell’amore e della resilienza di tutte le madri, le mogli, le sorelle e le figlie che subirono quell’orrore e alle quali venne portato via tutto.

Attori serbi interpretano personaggi bosniaci e viceversa, così da sottolineare l’appartenenza alla medesima cultura, storia, lingua in questo dramma famigliare immerso in una ben più vasta catastrofe della Storia. Impressionanti le scene di massa su cui si staglia Jasna Đuričić, al cui sguardo lo spettatore si ancora dall’inizio alla fine con un senso di profondo sgomento.

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Uno dei precedenti film della regista, Il segreto di Esma, Orso d’oro a Berlino nel 2006, storia di una madre e una figlia che nella Sarajevo del nuovo millennio fanno ancora i conti con le ferite di una guerra assurda.

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