SAN ANDREAS

Id. Usa, 2015 Regia Brad Peyton Interpreti Dwayne Johnson, Carla Gugino, Alexandra Daddario, Archie Panjabi, Hugo Johnstone-Burt Distribuzione Warner Durata 1h e 47′

In sala dal

28 maggio

Dopo anni che si paventa, arriva il giorno dell’apocalisse per San Francisco e dintorni. La faglia di San Andreas si agita e provoca un terremoto oltre i nove gradi di intensità, roba mai vista. Il capo pompiere Ray con il suo elicottero, riuscirà, nello spettacolo della devastazione, a salvare moglie (da cui si sta divorziando) e figlia post adolescente abbandonata e inguaiata dal vigliacco futuro patrigno ma soccorsa da una coppia di fratelli inglesi.

C’è una ragazza imprigionata e malconcia in una automobile incastrata in verticale perfetta sull’abisso di un canyon e che è in procinto di precipitare. Dwayne Johnson arriva con i suoi in elicottero e le chiede via telefono: “allora, come vanno le cose?”. Ecco, il giocattolone catastrofico San Andreas è questo: situazioni costipate di tensione sino all’impossibile condite da dialoghi non si sa quanto consapevolmente dementi. Tutto è concentrato sul tema della famiglia in pericolo che si ricompatta, il resto sono fuochi d’artificio e dettagli. I personaggi di contorno entrano ed escono con tale sbrigativa malagrazia da lasciare basiti, mentre a Paul Giamatti, professore universitario, è affidato il ruolo di quello che prevede (peccato, sempre un pelo prima che le cose capitino) e provvede (almeno ci prova e viene ringraziato). Alla fine, come dice il commentatore tv, i sopravvissuti “scossi ma felici” solidarizzano e il simpatico muscolare la spara lì: “ricostruiremo tutto!”, come se fosse Clark Gable o Spencer Tracy nel lontano, ammonitore (e altrettanto disinvolto) San Francisco del 1936 (e qualcuno del pubblico potrebbe commentare: “ma allora siete proprio de coccio!”).

Certo le gag catastrofiche proliferano a iosa, quasi a festival della sfiga sull’indistruttibile famiglia Johnson-Gugino-Daddario, e immaginiamo il super lavoro dei tecnici e dei maghi degli effetti speciali (il 3D qui fa il suo “sporco” lavoro), alle prese con modellini di grattacieli e quartieri che si distruggono, inondazioni epocali (enormi piscine svuotate su set che occupano piani interi!), incendi e crolli (tra Los Angeles e San Francisco sembra che rimanga ben poco in piedi alla fine), ma qualche sforzo in più di finezza creativa da parte del regista Brad Peyton (suo il simpatico Viaggio nell’isola misteriosa sempre con Johnson) sarebbe stato molto apprezzato. Insomma, innocuo e involontariamente esilarante, un Luna Park per spettatori di bocca buona (o di cinica cinefagia).

Massimo Lastrucci

Nessun Articolo da visualizzare