SHAUN VITA DA PECORA

Shaun the Sheep Movie GB/Francia, 2015 Regia Mark Burton, Richard Starzack Sceneggiatura Mark Burton, Richard Starzack Produzione Paul Kewley, Julie Lockhart, Peter Lord, David Sproxton Distribuzione Koch Media Durata 1h e 24’ 

In sala dal 

12 febbraio

La noia sfianca, anche nell’arcadica e amena fattoria dove vive la pecora Shaun. Con i suoi compari ovini medita allora di prendersi un giorno di vacanza/libertà. Fa addormentare il Fattore (e che ci vuole, sono pecore!) e lo sdraia nella roulotte vicino al campo. Ma ecco il dramma: la roulotte, sbloccata per colpevole sbaglio, caracolla senza guida e controllo lungo le strade che portano alla Grande Città, invano inseguita dal fedele e burbero cane Bitzer. Sarà dura recuperare il padrone, colpito da amnesia e riciclatosi come parrucchiere alla moda.

Le produzioni Aardman sono un’isola felice del mondo dell’animazione. Con la loro tecnica stop motion, i personaggi che sembrano gommosi pupazzetti fatti con il pongo (qualcuno se lo ricorda? Vabbé allora la plastilina) e quell’umorismo che più british non si può, capace di tocchi di sublime, gentile, folle anticonformismo, sono una delle factory artigianali (almeno nella filosofia se non nelle pratiche) più originali e riconoscibili del mondo dell’intrattenimento. Da Wallace e Gromit a Galline in fuga, da Giù per il tubo a Pirati! Briganti da strapazzo, ogni loro avventura su grande schermo è una delizia per gli occhi e un incentivo all’osservazione divertita (soffermatevi sui set: l’ospedale, il ristorante chic, il negozio da parrucchiere, la prigione dell’accalappiacani e non solo, tutti luoghi descritti con la cura realistica del dettaglio e lo sguardo sempre ironico e caricaturale, tra l’acutezza di Mr.Bean e la antropologia descrittiva e bonaria di un Jacques Tati). I direttori e sceneggiatori Mark Burton e Richard Starzak (alla loro prima regia) hanno qui ripreso e fatto esordire sulla lunga durata dei personaggi nati per la tv (dal 2007) e molto conosciuti in Inghilterra. Ma questo per noi non costituisce un problema; dato che non parlano e non ci sono dialoghi (e questo è un buon incentivo per l’esportazione), sono assolutamente comprensibili e adorabili a qualunque latitudine.

Massimo Lastrucci

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