“SUICIDE SQUAD”: LA RECENSIONE

Diciamolo subito: Suicide Squad è molto divertente, e sarebbe stato del tutto rivoluzionario non fosse stato preceduto da Deadpool. Ma mentre sul web si prepara aria di derby fra gli irriducibili tifosi della Marvel e della Dc, salutiamo imparzialmente un notevole passo avanti rispetto alla seriosità in stile Shakespeare di Batman vs Superman. Eppure è in qualche modo il sequel di quel film, perché parte dall’assunto che non c’è più Superman (di cui viene mostrata una scena del funerale di Stato, girata da Zack Snyder) e diventa il prequel di Justice League grazie a un paio di battute fra la grande Viola Davis e Ben Affleck, nei panni del miliardario Bruce Wayne, nella consueta scena a metà dei titoli di coda. Quindi, consiglio d’amico, non abbandonate il vostro posto.

Il governo decide di reclutare in segreto una banda di supercriminali per difendere l’America (che ne direbbe Trump?), e il compenso di una missione impossibile è un sostanziale sconto sulla condanna. Tanto cosa hanno da perdere? La location più riuscita del film è probabilmente il carcere di massima sicurezza, dove gli ospiti hanno celle personalizzate (Killer Croc, ha una specie di piscina piena di melma fangosa a per le sue evoluzioni di coccodrillo umano, mentre Harley Quinn si dedica a numeri da trapezista/aerialist che farebbero invidia alle acrobate del Cirque du Soleil).

Non c’è un vero protagonista, ma Margot Robbie sorprenderà anche chi l’ha già amata nelle sue apparizioni precedenti, la Jane di Tarzan, la moglie del lupo di Wall di Street, e forse soprattutto il cameo socioiconico mengtre sorseggiava champagne in una vasca da bagno parlando di titoli acidi. È un’ex psichiatra che si è innamorata del Joker e ha deciso che criminali e fuori di testa si divertono di più.

Come Joker, Jared Leto è il solito camaleonte, un bastardo senza gloria né morale, che riesce ad emulare i giganteschi predecessori (Jack Nicholson e Heath Ledger) senza minimamente imitarli. Unica pecca i pochi minuti complessivi in cui appare (forse 15?), ma ogni volta ruba la scena. Lo rivedremo di sicuro perché Batman-Jocker è un match di sogno, come quello fra Ali e Foreman. Se Jared Leto e Margot Robbie sono altri da sé, Will Smith, nei panni del killer mercenario Deadshot, resta Will Smith, il che non è poi un gran male visto il suo carisma e l’intelligenza che gli ha fatto scegliere questo film invece del sequel di Independence Day.

Occhio invece a Cara Delevingne, la sexy e gotica strega Enchantress, dal broncio irresistibile. Non a caso Luc Besson, grande talent scout di donne d’azione, ne ha già fatto la protagonista della sua epopea fantascientifica Valerian. Lode infine a David Aye, finora solido scrittore-regista senza fronzoli, che invece è il vero domatore, più che dominatore del gruppo e l’autore di un film ibrido, a volte videoclip (magistrale l’uso delle canzoni a partire dalla prima, la storica House of the Rising Sun), a volte commedia demenziale, sempre pura azione con grandi stunt (vedi inseguimento fra la Batmobile e la Lamborghini del Jocker). Perché rovinare la festa chiedendogli anche della filosofia e una trama più corposa?

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