“THE ASSASSIN”: LA RECENSIONE

Nella Cina del nono secolo una forte crisi politica tra l’impero e la provincia dissidente di Weibo minaccia di deflagrare in guerra aperta. Nie Yinniang, dopo anni in esilio a imparare le arti marziali da una suora, riceve l’incarico di eliminare Tian Jian, il governatore di Weibo, nonché suo cugino ed ex promesso sposo, la cui rottura (non per sua causa) è una ferita ancora aperta. Riuscirà la «maestra di spada il cui cuore pecca di risolutezza» (definizione della sua istruttrice) a portare a termine la missione?

In teoria sarebbe il più classico dei cappa e spada (un wuxia), nella pratica Hou Hsiao-Hsien, prestigioso e pluripremiato cineasta cinese (Città dolente, Millennium Mambo), tornato a filmare dopo quattro anni sabbatici, lo ha trasformato in una elevata (forse un po’ troppo intellettualizzata) prova d’Autore. Non che manchino i combattimenti (filmati tra l’altro benissimo, con tagli inusuali di riprese in campo lungo o in brevi realistiche concitate sequenze), ma la cinepresa, ferma o con lentissimi cadenzati movimenti, preferisce rimarcare lati cosiddetti “morti”. Ecco allora spettacolari e statiche pose in panorami inconsueti, registrazioni di scene di vita spicciola, mentre la trama corre tra improvvisi stacchi da una scena all’altra (il che non aiuta molto alla comprensione di alcune azioni magari laterali rispetto al contesto generale). Gli attori (notevole la fulgida protagonista, la taiwanese Shu Qi, già indimenticabile in Millennium Mambo), recitano in maniera decisamente anti-romantica (le passioni sono trattenute, al massimo dichiarate), più quasi da antico teatro epico. Questo, unito al citato realismo spicciolo della quotidianità, produce una generale, affascinante sensazione di enigmaticità, come se sfuggisse qualcosa alla comprensione. Trionfatore agli Asian Film Award (otto premi) e con Premi a Cannes 2016, non solo alla regia, ma anche (e meritatamente) alle musiche di Giong Lim, mai invadenti (a parte la meravigliosa allegra sarabanda sui titoli di coda), anzi sempre con discrezione al servizio dei suoni della natura (grilli, uccelli, il vento).