The French Dispatch, recensione del film di Wes Anderson

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Nella città francese di Ennui-sur-Blasé ha sede la redazione del The French Dispatch, supplemento settimanale del quotidiano statunitense Evening Sun di Liberty, Kansas, che si
occupa di cronaca e cultura generale.

Alla morte del suo fondatore e direttore, la redazione, che riunisce i più grandi giornalisti
dell’epoca, decide di pubblicare un’edizione commemorativa composta dai migliori articoli
pubblicati dal The French Dispatch nel corso degli anni.

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Tra questi ci sono la ricostruzione del rapimento di uno chef, la storia di un artista condannato all’ergastolo per duplice omicidio e un reportage delle rivolte studentesche del Sessantotto.

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Wes Anderson, Aline

Definito dal regista stesso «una lettera d’amore ai giornalisti», il nuovo film di Anderson,
presentato all’ultima edizione del Festival di Cannes (dopo aver atteso un anno), raduna un
impressionante cast di attori internazionali per costruire un racconto a episodi che, proprio
come un giornale (qui il The French Dispatch è una versione immaginaria di The New Yorker), restituisce stili, ambienti, generi e linguaggi diversi.

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Un lavoro maniacale nella sua ricostruzione, che intesse fitti dialoghi tra i personaggi
sullo sfondo di un decor sofisticato e ricercatissimo. Piccole storie per un grande affresco
assemblato come un puzzle fatto di tante tessere.

Premesso che siamo di fronte a uno di quei film talmente densi che meriterebbe di essere visto e ascoltato più volte, The French Dispatch è un pastiche decisamente originale,
che riassume e contamina tutte le precedenti fonti di ispirazione del regista, sostenuto però
da una messa in scena decisamente estenuante che conferma l’ossessione di Anderson per
soluzioni estetiche e formali sempre più radicali e stilizzate rispetto alle quali la narrazione sembra restare semplicemente accessoria, sovrastata da stucchevoli giochini stilistici,
citazioni cinefile e sfide tecniche.

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Alcuni dei precedenti lavori di un regista che nel corso degli anni ha costruito mondi divenuti iconici, tra cui I Tenenbaum, Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel.

RASSEGNA PANORAMICA
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