THE SEARCH

Id., Francia, Georgia, 2014 Regia Michel Hazanavicius Interpreti Bérenice Bejo, Annette Bening, Maksim Emelyanov, Abdul Khalim Mamutsiev Sceneggiatura Michel Hazanavicius Produzione Michel Hazanavicius, Thomas Langmann Durata 2h e 29′

In sala dal 

5 marzo

Durante la seconda guerra in Cecenia, nel 1999, un bambino di nove anni, dopo l’uccisione dei genitori e la scomparsa della sorella maggiore, fugge con il fratellino di pochi mesi, che poi affiderà a una famiglia, e vaga muto e solitario per un paese ridotto a un cumulo di macerie prima di incontrare un’operatrice umanitaria francese che si prenderà cura di lui fino al momento in cui il piccolo si ricongiungerà con quel che resta della sua famiglia. E poi c’è Kolia, appena 20 anni, giovane recluta dell’esercito Russo, che giorno dopo giorno verrà divorato dalla feroce vita ai tempi della guerra.

Remake del celebre Odissea tragica di Fred Zinnemann realizzato nel 1948 e ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, The Search deve molto anche ad altre fonti, tra cui i reportage giornalistici, i libri di Anna Politkovskaia, le testimonianze dei sopravvissuti, Se questo è un uomo di Primo Levi, reminiscenze del genocidio ebreo, fino ad arrivare a Full Metal Jacket di Stanley Kubrick al quale il regista ha pensato nel ricostruire il percorso del giovane russo costretto ad arruolarsi perdendo ogni briciola di umanità. Smentire l’assurda teoria secondo la quale i Ceceni sarebbero tutti terroristi, ma anche ricordare che tra le vittime della guerra ci sono tanti giovani russi costretti ad arruolarsi nell’esercito e diventare feroci killer. Questo l’obiettivo del film che denuncia l’impotenza delle organizzazioni umanitarie e le gravi sofferenze di cui è vittima la popolazione civile, indirizzando un preciso atto di accusa al Parlamento Europeo, indifferente alla tragedia che si stava consumando. Per raccontare tutto questo Michel Hazanavicius, premio Oscar per The Artist, sceglie la forma del melodramma, con tanto di “lieto fine”, seguendo due percorsi umani opposti, quello del bambino che cammina verso una nuova vita, quello del giovane soldato russo che scende nell’inferno della disumanizzazione. Appassionato e nutrito da impegno civile e politico, il film però sembra cedere sotto il peso dell’indignazione del regista che, ansioso di accendere i riflettori su una delle tante vergogne dei nostri tempi, finisce per urlare troppo la sua morale.

Alessandra De Luca