THESE FINAL HOURS

id. Australia, 2014 Regia Zak Hilditch Interpreti Nathan Phillips, Angouirie Rice, Jessica De Gouw Sceneggiatura Zak Hilditch Produzione Liz Kearney Distribuzione Indie Pictures Durata 1h e 27′ www.tinyurl.com/phy5prm

In sala dal

30 ottobre

A 12 ore dall’Apocalisse (l’impatto con un corpo celeste nell’Atlantico), mentre un radioamatore a Perth (Australia) scandisce il tempo che rimane e il progressivo approssimarsi della catastrofe con radiocronaca della distruzione, James abbandona l’amante per recarsi a una festa “definitiva”, tutta droga, sesso, alcool e rock, organizzata dal fratello della fidanzata ufficiale. In viaggio, in un contesto allucinato e imbarbarito, si imbatte in Rose, una ragazzina rapita e in cerca del padre. Troppe scelte per una coscienza ancora senza bussola: aiutarla, andare al party, tornare indietro dall’altra?

Definirlo catastro-film tout court sarebbe fargli torto. These Final Hours è innanzitutto veloce e dinamico, con quella essenzialità che è la dote migliore del cinema anglosassone (Aussie compreso). Qui poi produttore e regista (che ha alle spalle un solo premiatissimo corto, Transmission) possiedono tutta l’energia e l’entusiasmo di chi affronta il cinema su grande schermo per la prima volta. Fotografia livida, sporca e virata sull’arancio (il colore del sole malato), cruda violenza quando c’è, un protagonista con personalità allo sbando ma in fondo innocente, alle prese con un problema di quelli che non vorresti mai avere (“che fareste voi se….”), cinema capace sempre di accattivarsi il pubblico con appena appena un po’ di trucchetti. Aggiungeremo che, via via proseguendo, pur nella sua stringatezza, il film si siede alquanto, prevedibile nel plot e nelle coloriture delle psicologie. Però il talento dell’Autore è incontestabile e il Melbourne Film festival, la cannense Quinzaine des realizateurs e il nostro Trieste Science + Fiction Film festival lo hanno saputo cogliere. Lo dimostra anche il finale emozionante e spettacolare che nasconde alla grande l’esiguità del budget (e l’ultima battuta pronunciata, neanche incongrua, è: Â Â«È bellissimo »). Concludendo: non è Melancholia di Von Trier, ma che signor debutto!

Massimo Lastrucci

 

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