TRAFFICANTI

Durante la prima guerra in Iraq e l’amministrazione George W. Bush, due amici di Miami poco più che ventenni, Efraim Diveroli (Jonah Hill) e David Packouz (Miles Teller), sfruttano un’iniziativa poco sconosciuta del governo e iniziano via internet una piccola attività relativa a contratti dell’esercito U.S.A.. Poco a poco i frutti dei loro investimenti li portano a conquistare una vita più che agiata. I due amici neomilionari si troveranno ad affrontare questioni al di sopra delle loro possibilità quando si aggiudicato un appalto bandito dal governo di 300 milioni di dollari per fornire munizioni all’esercito afgano. Incapaci di gestire un affare di queste proporzioni, i due si affidano a un altro trafficante più esperto, Henry Girard (Bradley Cooper, qui anche nelle vesti di produttore), e si procurano a prezzi stracciati munizioni provenienti dai paesi dell’ex blocco comunista e scadenti equipaggiamenti cinesi. Dopo un veloce cambio di packaging, il tutto viene spedito a Kabul. Ma il Pentagono scopre lo scandalo che finisce sulla prima pagina del New York Times.

Sembrerebbe una di quelle rocambolesche commedie d’azione popolate da criminali di mezza tacca, simpatici furfanti e improbabili canaglie, e invece è una storia vera, raccontata da Guy Lawson, giornalista di inchiesta, che su questa incredibile vicenda ha scritto prima un articolo apparso su Rolling Stone, Arms and the Dudes,  al quale il film è ispirato, poi un libro edito da Piemme. Todd Phillips coniuga la trilogia di Una notte da leoni con le ambizioni di La grande scommessa per rivelare le zone d’ombra di un paese che scommette sulla guerra e che consente a due ragazzotti qualunque di improvvisarsi trafficanti d’armi, accumulare una fortuna, aggirare regole internazionali e truffare il governo stesso.

Una storia pericolosamente in bilico tra legalità e criminalità che la dice lunga sulla deriva del sogno americano affidato ai cosiddetti “cani da guerra”, avvoltoi che fanno soldi con i conflitti senza mai mettere piede su un campo di battaglia. Phillips torna a occuparsi di persone che compiono le scelte sbagliate – questa volta due avidi ragazzini che pensano di poter fregare il sistema, e sarà proprio l’avidità a fregare loro – ma l’ironica goliardia dei suoi film precedenti qui cede il passo a uno sguardo più lucido e amaro che dietro le battute e le situazioni paradossali non dimentica quanto tutto ciò a cui assistiamo sia esplosivamente reale.