UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO RIFLETTE SULL’ESISTENZA

En Duva Satt PÃ¥ En Gren Och Funderade PÃ¥ Tillvaron Svezia, 2014 Regia Roy Andersson Interpreti Holger Andersson, Nils Westblom, Charlotta Larsson Sceneggiatura Roy Andersson Produzione Pernilla Sandström Distribuzione Lucky Red Durata 1h e 41′

In sala dal 

19 febbraio

Un prologo e tre sketches comico-metafisici sulla morte aprono il sipario. Di scena essenzialmente due venditori (tristissimi) di giochini per divertirsi (denti da vampiro, un sacchetto con risata incorporata, la maschera dello zio con un solo dente) che non riescono a vendere a nessuno. Girano, litigano, riflettono, fanno strani incontri.

Roy Andersson (71 anni), svedese con già un grande avvenire dietro le spalle (si parlava di lui decenni fa come del nuovo Bergman), ma anche tanti riconoscimenti come documentarista e come autore di lungometraggi (Canzoni del secondo piano, 2000 premio della Giuria a Cannes, You the Living, 2007, presentato al Certain Regard di Cannes), chiude una sua ideale trilogia con questo enigmatico, raggelato racconto filosofico screziato da una continua venatura di humour (nero e non, comunque bizzarro). I personaggi possiedono tutti una malinconia e una impassibilità espressiva che è inevitabile definire quasi keatoniana, le inquadrature fisse e studiate assai (con i personaggi spesso al centro perfetto del rettangolo) incorniciano scene di calcolata lentezza, praticamente perfette alla bisogna di un umorismo bizzarro e molto “slow burning” su drammi esistenziali e tragedie strazianti, magari accompagnati da un valzerino lezioso e delicato o dalla versione parodistica svedese del celebre brano folk USA John Brown. E alla fine uno dei due stralunati protagonisti alla Beckett la butta lì come un loop: «È giusto usare essere umani solo per il proprio divertimento? ». Il materiale è alto, il trattamento è finissimo e algido (il regista si è ispirato per il titolo a un quadro di Bruegel il vecchio, Cacciatori nella neve, dove si scorgono alcuni uccelli appollaiati sui rami osservare gli umani), il Leone d’Oro a Venezia una scelta ardita ed elitaria.

Massimo Lastrucci

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