Bella ciao – Per la libertà, la recensione

Il documentario che ricostruisce i misteri, la genesi e la storia della canzone della Resistenza più popolare al mondo è in sala dall'11 al 13 aprile con I Wonder Pictures

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Vinicio Capossela in Bella ciao

Bella ciao, il documentario di Giulia Giapponesi, che celebra la storia dell’omonimo brano popolare, noto ormai in tutto il mondo, giunge con un tempismo opportuno, seppure tristemente tragico. Presentato in anteprima al Bif&st – Bari International Film&Tv Festival, Bella ciao è in sala dall’11 al 13 con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection e vedrà un passaggio su Rai 3 il 22 aprile.

Tutto nasce da un moto di orgoglio, quello spontaneo che in molti devono aver provato nel vedere associata la canzone ‘Bella ciao’ alla serie televisiva spagnola, di grande successo al livello internazionale, La casa di carta, prodotta da Netflix. Eppure, questo spunto ha dato alla regista Giulia Giapponesi non solo la spinta per iniziare le sue ricerche su ‘Bella ciao’ e realizzare il suo documentario, ma rappresenta ora anche l’opportunità di scoprire, attraverso il film, che questo brano, così fortemente legato alla nostra storia e ai sentimenti che animano in parte la nostra cultura, ha in realtà un afflato universale.

Che ‘Bella ciao’ sia italiana è indubbio – spiega la regista-, il fatto che venga da tutto il mondo e sia ritornata in tutto il mondo è invece una scoperta di questi anni”. Attraverso i percorsi ben articolati di questo documentario, si delinea con chiarezza l’unicità di una melodia, semplice eppure incredibilmente trascinante, che si adatta al sentire di ogni popolo in ogni parte del mondo e in grado di rendere comprensibile e condivisibile, al di là della lingua, il suo contenuto a tutti.

Ci sono notizie di una diffusione della canzone a Cuba e in Corea già negli anni Cinquanta. La melodia potrebbe persino non essere di origine italiana” racconta Giapponesi. In modo particolare colpisce il fatto che ci sono tracce di ‘Bella ciao’ in un brano Klezmer proveniente da Odessa in Ucraina nei primi del Novecento.

Bella ciao compone con chiarezza e fascino la storia di una canzone che invita alla resistenza tutti coloro che vivono o hanno vissuto sotto regimi autoritari e che rimanda all’universale desiderio di libertà di ogni popolo oppresso da qualunque genere di tirannia, sia essa fisica o morale, materiale o culturale.

Giulia Giapponesi ha scelto proprio questo aspetto come chiave di lettura e guida della sua opera. Grazie al contributo dei suoi intervistati, musicisti e ricercatori di tutto il mondo, e alle preziose testimonianze di partigiani della Resistenza italiana ancora in vita, il documentario rende tangibile il valore su cui si fonda ‘Bella ciao’: “Tutte queste persone sono state travolte da questo brano e sono accumunate da un unico sentimento di lotta per la libertà – dice Giapponesi -. Come tanti tasselli di un mosaico, insieme mostrano che l’impeto che mettiamo noi nel cantare questa canzone ha la stessa radice in tutte le genti”.

Dai Quilapayún in Cile, a Yves Montand e Milva in Italia e Francia, Goran Bregović in Bosnia, lo spagnolo Manu Chao, i britannici Chumbawamba, fino ai ben noti Modena City Ramblers e Vinicio Capossela: una canzone popolare, le cui radici si perdono nella tradizione – probabilmente – non solo italiana, è diventata l’inno di diversi popoli e generazioni.

In questo specifico momento storico, con una guerra in corso alle porte d’Europa, Bella ciao, non può non stimolare considerazioni toccanti. “Questo film è, purtroppo, tristemente tempestivo – commenta la regista -. Questa canzone racconta, a prescindere dalle considerazioni politiche, di qualcuno che viene svegliato dalle bombe a casa sua ed è lì che sta la vera resistenza, è lì che l’interesse di tutti deve andare”.

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