“BRACCIALETTI ROSSI 3”: LE ANTICIPAZIONI DELLA NUOVA SERIE

Leo, Cris, Vale e Toni torneranno su Raiuno da domenica 16 ottobre alle ore 20.35, sempre forti e insieme per combattere la loro battaglia per la vita: sono i protagonisti di Braccialetti rossi, la serie arrivata alla terza stagione e diventata un vero e proprio cult tra gli adolescenti. Ciak ha visto in anteprima le prime puntate che saranno in onda la prossima domenica: le novità sono tante, soprattutto per quanto riguarda l’amore tra Leo (Carmine Buschini) e Cris (Aurora Ruffino), messo a dura prova da un peggioramento delle condizioni del ragazzo. Ma vi basti sapere che, nella prima puntata, vedremo Cris vestita da sposa…

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Braccialetti rossi, che racconta di un gruppo di adolescenti malati che stringono amicizia proprio tra i letti dell’ospedale, è ispirato alla serie spagnola Polseres vermelles che si basa sulla storia vera di Albert Espinosa, un ragazzo che ha combattuto 8 anni contro il cancro, e ce l’ha fatta. Il format ha generato emuli in tutto il mondo (negli Usa l’ha prodotto addirittura Steven Spielberg), ma la versione italiana è l’unica ad arrivare alla terza stagione, che quindi è libera di portare i personaggi in territori nuovi. «La filosofia importante che c’è dietro a Braccialetti rossi è sempre quella di Albert Espinosa, che è diventato ormai un caro amico: adesso è curioso di vedere che fine faranno i suoi personaggi. dice il regista Giacomo Campiotti, che aveva già dimostrato la sua sensibilità nel raccontare gli adolescenti nel film Bianca come il latte, rossa come il sangue. «Anche i valori di base rimangono gli stessi: amicizia, solidarietà, anticonformismo, indipendenza, anche critica verso i genitori». Nella seconda serie avevamo lasciato Leo (Carmine Buschini) con la brutta sorpresa di un nuovo tumore al cervello e solo l’8% di possibilità di sopravvivere. Cosa gli succederà? L’amore per Cris (Aurora Ruffino) gli darà la forza per affrontare questa ennesima prova?

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IL FUTURO DI LEO

«È la stagione dove Leo, dopo quasi 8 anni di battaglia contro il cancro, compie lo scontro finale col “lato oscuro della forza”. L’abbiamo lasciato con l’8% di possibilità di vita: è la storia vera di Albert Espinosa, che aveva la stessa percentuale di sopravvivere», dice Campiotti. «Non posso dire come andrà a finire, si saprà all’ultimo minuto dell’ultima puntata: ma, come abbiamo già raccontato, anche la morte è una specie di porta verso qualcos’altro». E nella sua battaglia contro il male, Leo si trova anche a dover fare i conti con il suo passato: «Ci sarà un personaggio importante nel suo processo di guarigione, qualcosa legato alla madre», anticipa Campiotti. E infatti nei primi episodi spunta sulla tomba della mamma di Leo un uomo misterioso, interpretato da Luca Ward: «Non si capisce chi sia, potrebbe essere l’amante della madre. Leo dovrà fare un’indagine sul suo passato».

Ma cosa succederà invece a Flam, la bimba in attesa di un trapianto di cornee?

UNA SORPRESA PER FLAM

Abbiamo lasciato Flam (Cloe Romagnoli), una bimba di sei anni non vedente, dopo l’operazione che non è riuscita a ridarle la vista. Per ritentare, la bimba ha bisogno di una cura di staminali che è possibile ricevere solo da un parente stretto: questo la porterà a scoprire di avere una sorella. «Andremo a fondo anche alla storia della famiglia di Flam, con molte verità che si svelano: è anche un modo per dire che spesso la verità guarisce le cose».

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I NUOVI PERSONAGGI

Nel cast entrano anche Francesca Chillemi, Giorgio Marchesi e il giovane Niccolò Bertonelli. «C’è un bel triangolo fra di loro: arriva in ospedale di Bobo (Bertonelli), un adolescente malato di cuore, figlio di una ragazza madre interpretata da Francesca Chillemi che fa un personaggio un po’ pazzerello, una giovane madre inadeguata che è un disastro con gli uomini. Nel loro rapporto s’inserisce il nuovo cardiologo dell’ospedale, (Marchesi). Ma c’è uno sviluppo molto coraggioso anche per il personaggio di Nina», dice il regista.

Ma perché Braccialetti rossi è diventato un cult tra gli adolescenti?

IL SEGRETO DI “BRACCIALETTI”

«L’idea è che dietro i problemi si nasconda una grande occasione. Lo dimostra per esempio la storia di Alex Zanardi», dice Campiotti. «La chiave è che non ho trattato i personaggi come malati. Sono ragazzi, anche malati sì, ma che come tutti hanno voglia di innamorarsi, giocare, scappare. La malattia però porta tutto a un grado più alto di temperatura, perché il tempo è contato e la posta in gioco è la vita. Proprio per questo Leo ha una straordinaria vitalità: i ragazzi lo amano perché vedono in lui una forza che a loro a volte manca. In un mondo dove gli eroi sono calciatori e tronisti, avere un eroe che fa la chemio era una scommessa».

Ma come si supera uno dei tabù più forti della nostra società, cioé quello di raccontare dei bambini malati?

«Cercando di avere un gran rispetto verso tutti: siamo subissati di lettere di ragazzi, malati e non, ai quali Braccialetti rossi ha dato forza e speranza. C’è voluto anche un grande coraggio, per esempio per fare la puntata sul lutto nella prima serie, quando è morto il personaggio di Davide. Oggi i ragazzini vedono migliaia di morti al giorno al telegiornale o nei videogiochi, ma in modo assurdo. Ho pensato: se si affronta il tema, dobbiamo parlarne davvero. E poi ti arriva una lettera che dice: “Mio figlio non voleva andare a scuola senza capelli per via della chemio. Adesso, grazie a Braccialetti rossi, è l’eroe della scuole».