Bridgerton, con Shonda Rhimes nella Londra di inizio ‘800

Parlano gli attori di Bridgerton, la nuova serie Netfix prodotta dalla regina delle storie a puntate

Tra gli appassionati, il marchio ShondaLand (casa di produzione televisiva fondata e diretta da Shonda Rhimes) evoca una quantità impressionante di appuntamenti che hanno fatto la storia dell’intrattenimento televisivo come Grey’s Anatomy, Private Practice, Off the Map, Le regole del delitto perfetto, Scandal, The Catch, Station 19 e For the People. Le puntate di queste serie finiscono tutte con l’immagine animata del logo della Rhimes: un cuore al centro di una montagna russa. Inevitabile allora che, prima o poi, fosse proprio quel cuore il centro della narrazione, abbandonando pretesti medici, o scandali presidenziali a Washington, per portarci in una Londra dei primi anni del 1800, virata decisamente in chiave favolistica, in un curioso ibrido dove Gossip Girl incontra Downton Abbey.

Benvenuti nel mondo di Bridgerton (dal 25 dicembre su Netflix) serie creata da Chris Van Dusen (dal 2005 in forza a ShondaLand), che ha scritto gli otto episodi della prima stagione in collaborazione con Sarah Dollard, Janet Lin, Abby McDonald e Joy C. Mitchell, basandosi sul romanzo The Duke and I (2000) di Julia Quinn, primo di una serie di otto titoli dedicati alla famiglia Bridgerton, composta dalla madre vedova e da otto tra fratelli e sorelle, ognuno dei quali trova l’amore in un romanzo dedicato.

Intervista a Phoebe Dynevor e Jonathan Bailey

Abbiamo incontrato su Zoom Phoebe Dynevor che incarna Daphne, la maggiore delle sorelle Bridgerton e Jonathan Bailey, il suo possessivo e protettivo fratello maggiore Anthony.
«Non conoscevo i romanzi di Julia Quinn», confessa Phoebe Dynevor, «il primo volume l’ho preso in mano solo dopo aver fatto il provino per questo ruolo, ma poi non sono riuscita a staccarmene e l’ho letto in un solo giorno. Recito da quando avevo quindici anni e dopo la Lotti della serie noir Snatch è stato bello vestire i panni di Daphne e recitare una favola romantica».

Phoebe Dynevor in “Bridgerton”

Del resto anche Bailey viene dal poliziesco, visto che era nel cast di Broadchurch. In
questo passaggio dal realismo alla fiaba dice che lo hanno aiutato «innanzitutto, i sette anni intercorsi tra i due progetti! Ma anche il fatto che Chris Van Dusen abbia creato personaggi molto reali all’interno della sontuosità fiabesca del mondo di Bridgerton. Anthony è un personaggio complesso, ferito ma profondamente amorevole, in tutto quel romanticismo c’è un’umanità molto reale».

Ambientato nella Londra della Reggenza Inglese, Bridgerton segue il debutto in società di Daphne e la sua corsa a un matrimonio che, lei spera, possa essere all’insegna del vero amore come quello dei suoi genitori. Ambitissima da diversi rampolli, Daphne sembra non avere rivali, ma il fratello continua a bocciare i potenziali corteggiatori, mentre le cronache scandalistiche scritte dalla misteriosa Lady Whistledown lanciano illazioni di ogni tipo. L’arrivo del tenebroso e ribelle Duca di Hastings (Regé-Jean Page), cambia le carte in tavola. Tra i due c’è un’evidente attrazione, ma lui è uno scapolo impenitente e lei, come ci dice Phoebe Dynevor, «è troppo orgogliosa per ammettere a sé stessa di esserne innamorata». Ma quanto è stato difficile indossare quelle crinoline? «Non dimentichiamoci che questa è una fiaba, quindi non abbiamo avuto problemi con l’accuratezza storica», puntualizza l’attrice, «nella realtà di quell’epoca non ci sono mai
stati una regina, o un duca, di colore come in Bridgerton, ma il fatto che avere un cast
multietnico rende più facile l’identificazione per tutti gli spettatori. Per me questa serie
è più Cenerentola che Downton Abbey, ma mi è molto piaciuto che la mia Daphne
non fosse la classica “damigella in pericolo”: è capace di lottare, la scena in cui colpisco
con un pugno chi mi sta infastidendo è decisamente catartica».

Bailey, dal canto suo, non teme che Anthony possa essere considerato un “cattivo” perché, dice, «lui tiene così tanto ai suoi, ma è stato schiacciato dall’assurda quantità di responsabilità seguite al trauma di aver perso il padre: da un momento all’altro ha dovuto guidare la famiglia. Amo Anthony perché so che le sue intenzioni sono buone. Gli errori che commette sono conseguenza di questo complicato passato, che permette agli spettatori di capire il perché delle sue azioni».

Jonathan Bailey

Nei sette mesi di preparazione e riprese la Dynevor ha anche dovuto prendere lezioni di piano per essere convincente in alcune scene, «ma il brano che suono nella settima puntata era troppo complesso, così le mani sono quelle di una vera pianista».
«La cosa che veramente mi preoccupava era un’altra: le scene di danza», conclude con un sorriso, «è stata la prima cosa che ho detto a Shonda. Per fortuna mi hanno affidato a un istruttore bravissimo che ha reso ancora più completo il mio viaggio in questa fiaba».

Nella serie recitano Golda Rosheuvel, Luke Newton, Claudia Jessie, Nicola Coughlan, Ruby Barker, Luke Thompson, Sabrina Bartlett, Ruth Gemmell, Adjoa Andoh, Polly Walker, Bessie Carter e Harriet Cains, mentre Julie Andrews è la voce narrante della misteriosa Lady Whistledow.

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