DOBBIAMO RICORDARCI DI RICORDARE

Pif ora forse subirà il destino di tutti coloro che si sono trovati, giovani, ad avere successo, tanto successo. Che, subito, invidiosi e mal mostosi ritengono non sia tanto, ma, caspita, troppo, davvero troppo. “Le migliori menti della mia generazione”, quelli che ce l’hanno fatta, hanno vinto un Oscar, venduto milioni di copie di libri o avuto unanimi recensioni positive, sono state poi sottoposte a un fuoco vendicativo, durato per tempo, spietato, pallottole di fiele.

A Pif diranno certamente che il secondo film non sarà bello come il primo, tanto che gli consiglierei di passare subito al terzo, che ha sbagliato a fare la pubblicità, che tutti i gli invidiosi vorrebbero in cuor loro fare. Io credo che Pif sia un grande talento. In futuro sbaglierà, farà capolavori ma il talento non si misura solo con il successo. Lui ha una dote ormai in via di estinzione, la leggerezza. Qualcosa che appartiene al volo, alla danza, alla bellezza delle parole scelte tra mille, alla gentilezza d’animo, alla disponibilità all’ascolto. Pif ha girato un film, La mafia uccide solo d’estate, che è un meraviglioso apologo di valori civili. L’idea di usare la mafia come persecuzione permanente, come convitato di pietra della vita di un qualsiasi ragazzo palermitano, dalla coincidenza dell’atto copulativo dei genitori con la strage di viale Lazio fino alla scuola e poi al lavoro, è geniale

Il ragazzino che assume inopinatamente Giulio Andreotti come suo idolo, che ne affigge il poster in camera e ne ritaglia le esternazioni, che lo idolatra fino a travestirsi da lui per una festa mascherata, è un personaggio fantastico. Ci sono esempi di film che hanno scelto la via della commedia per affrontare grandi tragedie. Ma qui, come in La vita è bella, siamo in una dimensione a metà tra la storia e la magia, tra la realtà e il sogno. Pif è lieve e sembra volare sulle cose ma, stranamente, riuscendole a scavare. Una specie di “volo in profondità”, che lo porta fare un film che diventa una conferenza, un saggio, un fumetto, un racconto della mamma prima di addormentarsi, un pensiero di un giorno malinconico. Palermo è dolce e amata, come la sua gente. I mafiosi sono dei cialtroni, il cui capo non è in grado di far funzionare con un telecomando, simile a quello che sarà usato per Capaci, l’impianto di aria condizionata. Dei cialtroni ma non per questo meno pericolosi.

I mafiosi usano la politica e il potere e da questi sono riusati, in uno scambio perverso al cui termine c’è il sangue delle persone oneste uccise nei bar o fatte saltare per aria mentre salgono in macchina. Nelle scuole questo film potrebbe, dovrebbe, essere mostrato come saggio di storia contemporanea. Perché l’opera di Pif è anche un grande contributo scientifico alla lotta contro la più pericolosa delle malattie sociali: la rimozione della memoria. Il finale dell’opera di Pif fa piangere, nella sua poetica durezza. Perché ci ricorda di ricordare. Semplicemente, leggermente.