Zalava – La recensione del vincitore della Settimana della Critica

Tradizione e modernità nell'interessante film dell'iraniano Arsalan Amiri

Zalava - Settimana della Critica, Venezia 78

Vincitore del Gran Premio Settimana Internazionale della Critica e Premio Internazionale Fipresci alla 36. Settimana della Critica, il film iraniano di Arsalan Amiri è una piacevole visione. Non a caso Zalava è stato selezionato anche per la sezione Midnight Madness del Festival di Toronto, dove è stato incluso di diritto perché incentrato su demoni e possessioni, sebbene molto particolari.

Dimenticate le varie Emily Rose, Hannah Grace, Molly Hartley o il recente film di Ole Bornedal, qui il focus è su tutto ciò che ruota intorno a demoni ed esorcismi. Sul loro trasformarsi spesso in placebo per credenti creduloni o su quanto il potere della suggestione possa – nel bene o nel male – anche sugli scettici più radicali.

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Siamo nel 1978, gli abitanti di un piccolo villaggio chiamato Zalava sono convinti che un demone si sia impossessato di alcuni di loro. Usanza, per salvarli, è che gli si spari sotto la cintura perché il male esca insieme al sangue… ma la cura si rivela spesso peggiore del male. Un giovane sergente prossimo al congedo decide di arrestare l’esorcista chiamato a scacciare l’entità dalla comunità per il bene dei suoi abitanti, ma finisce con il ritrovarsi bloccato nella casa della bella dottoressa locale e in una situazione di pericoloso stallo.

Zalava – Settimana della Critica, Venezia 78

E’ il solito conflitto tra credenze e conoscenza, tra irriducibili tradizioni e modernità astruse: uno scontro che raramente si risolve in maniera dialettica. Almeno non per come viene rappresentato qui. Certo, il punto di vista del regista è chiaro, sin dalle prime battute, quando il militare zittisce un locale preoccupato per la giovane figlia con un emblematico “meglio posseduta che mutilata da te”. O quando, tra i tanti paesani preoccupati dal progressivo imbiancarsi dei capelli o chiazzarsi del viso, uno suggerisce che la paura faccia comodo a chi vuole acquistare i loro terreni a poco prezzo. Il resto ne consegue.

Eles Transportan a Morte – La recensione da Venezia 78

Le sorprese non mancano, come anche i siparietti divertenti. Ma è sempre un sorriso amaro quando siamo posti di fronte all’ennesima conferma di quanto poco valore sia dato al sapere e all’intelletto umano, e quanto si prediligano dietrologia e ‘sentito dire’, come sa chi segue le cronache – nazionali e non – in questo periodo. Un ulteriore elemento che lega all’attualità una storia apparentemente semplice, girata in location limitate con un cast ridotto all’osso e che sembra spesso soffermarsi fin troppo su certi dialoghi e situazioni.

Eppure una storia che attraversa molti generi – più o meno leggeri, drammatici o sentimentali – per portarci verso la chiusura di un cerchio nel quale è difficile trovare una risposta unica, un giusto e uno sbagliato o giudicare con convinzione vincitori e vinti. In fondo anche noi potremmo assomigliare ai ‘freaks‘ di turno o credere al fumo in barattoli vuoti, anche noi lamentiamo leggi vaghe per poi scagliarci contro l’autorità che le fa rispettare, e in molti hanno fatto proprio il mantra “non è vero ma ci credo”. Meglio scendere dal pulpito, abbandonare certe presunzioni e sensi di colpa, e optare quando possibile per un caro vecchio e semplice buon senso.

Zalava – Settimana della Critica, Venezia 78

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