“HACKSAW RIDGE” DI MEL GIBSON IN TRE DOMANDE

Nell’ultimo film di Mel Gibson presentato oggi a Venezia fuori concorso il protagonista, Desmond Dos (interpretato da Andrew Garfield), è il primo soldato obiettore di coscienza (non vuole uccidere nessuno, per cui non impugnerà mai un’arma) che è stato premiato dal Governo americano con la medaglia d’onore, il massimo riconoscimento possibile per un militare. Nel cast oltre a Grafield, Vince Vaugh, Hugo Weaving Teresa Palmer e Luke Bracey. Violento e commovente abbiamo chiesto agli attori al regista qualcosa di più sul film.

1) Perché raccontare proprio questa storia?

Mel Gibson: Prendere un uomo normale che fa cose straordinarie in circostanze difficilissime, sono questi gli elementi che rendono una storia straordinaria. La sua lotta è singolare e particolare, è un uomo nel mezzo dell’inferno della Guerra e va a combatterla solamente armato di fede e convinzione, attenendosi alle sue decisioni fino alla fine, e così facendo fa cose straordinarie diventando un eroe. Queste sono le storie che dovremmo raccontare. Tutte le guerre sono sbagliate, io odio le guerre, ma bisogna amare i guerrieri, e prestargli omaggio, onorarli. Credo che questo film lo faccia, è un modo per onorare le persone che hanno sofferto così tanto. I veterani di guerra tendono a farsi del male una volta tornati in patria, molti si suicidano, hanno bisogno di comprensione e amore, bisogna prestargli attenzione. Spero che il film faccia pensare anche questo.

2) Che difficoltà si incontrano nel girare delle così epiche scene di battaglia?

Mel Gibson: La cosa importante con le scene di battaglia e la loro descrizione sullo schermo è non essere confusi, essere chiari su cosa si vuole che il pubblico veda e su cosa si vuole che emergere dalle sequenze, si deve seguire la cosa come se si trattasse di un evento sportivo, seguendo gli attori. Se non si seguono le strategie la battaglia diventa meno coinvolgente. Ma tutto questo cercando anche di rendere l’idea di caos assoluto.

Vincent Vaugh: nel film faccio il sergente, sono un po’ più vecchio degli altri ragazzi e ho la responsabilità delle loro vite, sono quello che conta i morti, che deve creare il cameratismo della squadra. È un personaggio davvero complesso, bisogna restare concentrati. La realtà è che tutti i soldati sono in una situazione difficile perché hanno intorno la morte. Ma Mel ci ha aiutato molto, lavorare con lui è stato fantastico.

3) È possibile oggi fare la stessa scelta del protagonista, di non toccare le armi e non uccidere?

Andrew Garfield: È una domanda impossibile da rispondere, ma dovremmo chiedercelo giorno per giorno momento per momento. La cosa bella di Desmond Dos è che è un uomo semplice con una convinzione nel suo cuore: non voleva assolutamente uccidere, ma tuttavia voleva servire la sua Patria e per farlo ha seguito una strada straordinaria. Noi oggi viviamo in un momento davvero difficile, separazioni, violenze e ideologie stanno distruggendo il nostro mondo e Desmond Doss è un bellissimo esempio del vivi e lascia vivere: permettere agli altri di essere quello che sono e permettere a se stessi di essere quello che si è. Tutto dovremmo cercare di arrivare a vivere una vita del tutto coerente con le proprie convinzioni e ideologie, essere del tutto coerenti con noi stessi. E partire dall’amore, senza discussione.

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