BERLINO, GIORNO 4: DELUDE “KNIGHT OF CUPS” DI TERRENCE MALICK

Christian Bale e Natalie Portman, protagonisti di "Knight of Cups"
Christian Bale e Natalie Portman, protagonisti di “Knight of Cups”

È come se Terrence Malick, con il suo settimo film, Knight of Cups, attesissimo alla Berlinale in anteprima mondiale, avesse voluto rifare La grande bellezza di Paolo Sorrentino ambientandolo però a Los Angeles dove il protagonista, un attore schiavo di Hollywood e in cerca dell’anima perduta, si muove tra due estremi. Da una parte feste, incontri e relazioni sentimentali che testimoniano tutto il vuoto, la superficialità e la decadenza di un mondo, quello del cinema, dall’altra l’eterna bellezza di una città accarezzata da una luce quasi divina e circondata da una natura spettacolare. Ma chi non ha amato To the Wonder rifiuterà anche Knight of Cups che, scandito da capitoli che hanno per titoli le carte dei tarocchi, segue un’altra delle tormentate creature di Malick, questa volta, per chi conosce il significato della carta, un uomo “cavaliere di coppe”, caratterizzato da vitalità in amore, novità e rinascita, riscoperta di sentimenti sopiti, ma anche gelosia, tradimento, tormento. Come il film precedente però, anche questo, interpretato da Christian Bale, Cate Blanchett, Natalie Portman, Imogen Poots, Antonio Banderas, sembra girare a vuoto e il tentativo del protagonista di riappropriarsi di una vita più autentica diventa una un percorso fatto di continue ripetizioni, una voce fuori campo a volte irritante, una galleria di immagini piuttosto scontate che rimandano alla follia del mondo dal quale Rick sta tentando di fuggire. «Non abbiamo mai saputo cosa fosse esattamente il film che stavamo girando – ha detto Bale, arrivato a Berlino insieme alla moglie e ai due bambini – ogni giorno ricevevamo una trentina di pagine di sceneggiatura con soltanto qualche suggerimento a proposito dei dialoghi. Abbiamo lavorato solo sui personaggi, sulla loro back story, poi cominciavamo a girare senza sapere esattamente dove saremmo andati. Un vero e proprio viaggio su una strada tracciata giorno per giorno ». E la Portman: «Ho avuto la fortuna di lavorato con molti grandi registi, ma con Malick ho imparato un approccio totalmente diverso e non convenzionale a questo lavoro. Ogni problema si è trasformato in opportunità e nessun ostacolo ha modificato il piano del giorno, anzi, abbiamo abbracciato difficoltà, errori e imprevisti ».

Dan DeHaan e Robert Pattinson in "Life"
Dan DeHaan e Robert Pattinson in “Life”

In crisi esistenziale anche il James Dean di Life, diretto da Anton Corbijn e interpretato da Dane DeHaan, Robert Pattinson, Alessandra Mastronardi e Ben Kingsley. Il film (che ormai sembra seguire una tendenza, pensate a Birdman e a Manglehorn) è ispirato alla storia vera dell’amicizia che legò il neo divo americano e il fotografo dell’agenzia Magnum, Dennis Stock, che realizzò un celebre servizio per la rivista Life durante un viaggio da New York in Indiana nel 1955. Diviso tra la voglia imperiosa di diventare una star (aveva appena girato La valle dell’Eden, ma non ancora Gioventù bruciata) e il bisogno imperioso da un mondo fatto di regole e briglie troppo strette, Dean sembra confessarsi davanti all’obiettivo del fotografo che catturerà il suo ultimo ritorno a casa prima del fatale incidente automobilistico.

Alessandra De Luca

 

 

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