“CITIZENFOUR”, IL DOCUMENTARIO PREMIO OSCAR SU SNOWDEN: LA RECENSIONE

id., Usa, 2014 Regia Laura Poitras Produzione Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy, Dirk Wilutzky Distribuzione I Wonder Durata 1h e 54′

In sala dal 

16 aprile

Nel gennaio del 2013 la regista Laura Poitras, da due anni al lavoro per dimostrare la raccolta dei dati personali di privati cittadini, viene contattata da una fonte anonima, Citizenfour, che afferma di essere in possesso di sconvolgenti prove su un programma di sorveglianza illegale dell’americana NSA (National Security Agency), in collaborazione con altre agenzie di intelligence nel mondo. Nel giugno dello stesso anno la Poitras e i giornalisti Glenn Greenwald e Ewen MacAskill volano a Hong Kong e trascorrono una settimana in una stanza dell’hotel Mira, ascoltando e filmando la persona che li aveva contattati, il 29enne Edward Snowden, giovane genio dell’informatica al servizio della NSA, deciso a venire allo scoperto rivelando la propria identità e denunciando al mondo un gravissimo abuso di potere.

Otto giorni vissuti pericolosamente per raccontare come gli Stati Uniti d’America e altri paesi europei (tra cui Gran Bretagna e Germania) calpestino sistematicamente alcuni dei diritti umani alla base della democrazia spiando telefonate, email, conti bancari e altre transazioni in rete con la complicità delle grandi compagnie di telecomunicazione. Con Citizenfour, Oscar per il miglior documentario, la Poitras conclude la sua trilogia sul post 11 settembre (cominciata nel 2006 con My Country My Country sulla guerra in Iraq e proseguita nel 2010 con The Oath su Al-Queda e Guantanamo) e costruisce un thriller a metà strada tra Hitchcock e una spy story alla Le Carré non limitandosi a ricostruire e analizzare fatti, ma fotografandoli in tempo reale. E raccogliendo altre testimonianze, tra cui anche le affermazioni degli esponenti dell’agenzia per la sicurezza nazionale che si ostinano a negare ogni cosa. Una sfilza di dati e informazioni potenzialmente incomprensibili diventano così tasselli di una trama appassionante, capace di tenere con il fiato sospeso anche chi ricorda bene cosa accadde due anni fa, quando la notizia dello scandalo intercettazioni ribalzò da un media all’altro (era stata spiata anche la cancelliera Angela Merkel). Snwoden da parte sua, oscillando tra consapevolezza e paranoia (a un tratto decide di consultare dati sensibili nascosto sotto una coperta), tranquillità e preoccupazione per la fidanzata lasciata alle Haway ignara di tutto quello che sarebbe accaduto (lei lo raggiungerà poi in Russia), diventa egli stesso regista del film, scegliendo chi racconterà la sua storia e chi lo proteggerà dal rischio di divulgare informazioni che potrebbero danneggiare la sicurezza nazionale, stabilendo tempi, luoghi e modi dello scoop, vie di fuga e anticipazioni su possibili futuri scenari. Con un colpo di coda assai cinematografico nel finale, chissà se dettato da nuove scoperte o solo da esigenze drammaturgiche. Dal film, dedicato a tutti coloro che fanno grandi sacrifici e rischiano la propria vita per denunciare ingiustizie, emerge inoltre tutta la delusione di Snowden per la politica di Obama che non diversamente dal predecessore George W. Bush ha permesso inammissibili abusi con il pretesto della sicurezza antiterrorismo.

Alessandra De Luca