INTERVISTA A JIM MICKLE, IL REGISTA GIÀ CULT DI ”COLD IN JULY”

In occasione della presentazione al Torino Film Fest di Cold in July, Ciak ha intervistato il regista-rivelazione Jim Mickle

Jim Mickle, classe ’79, è un ragazzone statunitense dall’aspetto gentile e bonario che rispecchia, in tutto e per tutto, lo stato da cui proviene: quella Pennsylvania a metà tra i Grandi Laghi e l’Oceano Atlantico, risaputo luogo di tranquillità, ben lontano dalle brulicanti città statunitensi. Infatti, vista la sua affabilità condita da un pizzico di timidezza, non si direbbe mai che possa essere tra le più grandi promesse del cinema horror moderno, autore di film cult come l’apocalittico Stake Land e l’inquietantissimo We Are What We Are che, tra l’altro, è stato presentato nel 2013 sia al Sundance Film Festival che al Festival di Cannes. No che non si direbbe. Come non si direbbe che, quest’anno, Jim Mickle sulla Croisette c’è tornato, creando un vero e proprio fenomeno con il suo nuovo, ultimo lavoro: Cold in July.

Il film, che è la trasposizione cinematografica dell’omonimo libro scritto da Joe R. Lansdale, è interpretato da Michael C. Hall, Sam Shepard e Don Johnson, uniti da una straordinaria ventata di pulp, violenza, humour e una sapiente messa in scena, tanto da far guadagnare a Jim un’altra collaborazione con Lansdale. Per l’appunto Mickle è stato scelto per dirigere l’attesissima serie targata SundanceTV sulla scoppiettante coppia Hap e Leonard, protagonisti di alcuni dei migliori libri dello scrittore americano. Anche il Torino Film Fest si è accorto di lui, regalandogli una retrospettiva che ha mandato letteralmente in visibilio i fan. Lo abbiamo intervistato parlando di autori da cui prendere ispirazione, miti anni ’80 e, ovviamente, del suo Cold in July che uscirà in Italia il prossimo 31 dicembre.

Jim, Lansdale ha detto che sarai tu a dirigere la serie TV su i suoi Hap e Leonard. Chi ti piacerebbe avere come attore? Hai pensato a qualcuno in particolare? Magari Idris Elba e Nicolas Cage, sarebbero perfetti. 
«(Sospira ndr.) Eh… Non lo so, non posso dirlo ancora. Stiamo esplorando più persone, cercando di capire chi scritturare. Posso dire che il network, Joe ed io vogliamo assolutamente fare un buon lavoro, quindi chiunque sia sarà straordinario. Per quanto riguarda Idris Elba… Hai ragione, abbiamo già lavorato insieme e ci conosciamo, ma purtroppo è impegnato nella serie TV Luther. Ma so che è un gran fan di Lansdale e di Cold in July! »

In Cold in July ci sono due miti anni ’80, Don Johnson e Sam Shepard. Com’è stato lavorare con loro? Rivedremo Johnson ancora nei panni dello scalmanato Jim Bob Luke nella serie TV?
«Lo spero, lo spero. Gli abbiamo parlato della cosa, cercando di incastrare la sua disponibilità, essendo impegnato in uno show TV. Però mi piacerebbe, è perfetto per il ruolo. Loro, poi, sono fantastici: Don è colorato, frizzante, compagnone; Sam invece è più riservato, silenzioso. Senza dubbio due grandissimi attori da cui ho imparato molto. Sul set ci siamo scambiati una fiducia reciproca »

Che sensazione si prova nel trasportare sul grande schermo le pagine, i libri di un autore così importante?
«Una sensazione fantastica! Davvero, adoro i suoi libri, abbiamo passato sette anni a lavorare su Cold in July. Rispetta molto il libro e, di conseguenza, Lansdale lo ha sempre supportato, facendolo suo, tenendolo stretto. Ho letto così tanti libri di lui, sono pieni di stili… Proprio per questo portarli al cinema è stata una grossa responsabilità »

Jim, così giovane e già una retrospettiva in un Festival così importante come quello di Torino. Qual è il segreto?
«Èstrano, surreale… Sono un regista che ha appena iniziato, quindi è tutto così inaspettato. Però sono fiero dei miei film, ho messo dentro di loro tante cose diverse e ora vederli insieme, parallelamente alla mia crescita personale, è stato istruttivo. Non pianifico nulla, quindi è stata un’esperienza formativa che mi ha permesso di giudicare quello che ho fatto fino ad ora »

Quali sono gli autori, i registi americani che ti hanno insegnato di più?
«Fammi pensare… Forse John Carpenter, se dovessi sceglierne uno. Lui è capace di fare film low budget, mischia i generi, li amalgama, li confonde. Pazzesco! »

A questo punto devo chiederti anche un regista italiano.
«Senza dubbio Dario Argento. Soprattutto i suoi primi film, quelli degli anni ’60 e ’70, da piccolo li guardavo di continuo, in loop, ero praticamente ossessionato!… »

Jim, devo tornare sulla prima domanda. Nella serie TV, per il personaggio femminile, Brett, potresti considerare Jessica Chastain.
«(Ride ndr) Cavolo, sì. Lei è fantastica, adattissima… Se non altro per il suo inequivocabile colore dei capelli! ».

Damiano Panattoni

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