Intervista ad Alessio Vassallo: da Mimì Augello ai migranti, un attore contro tutti gli stereotipi

Il grande pubblico lo conosce soprattutto come il Mimì Augello di Il giovane Montalbano, ma Alessio Vassallo è tante cose insieme. Nei panni di Augello tornerà presto: le riprese della terza stagione della serie firmata da Andrea Camilleri inizieranno nel 2018. Prima, però, vedremo Alessio in un pugno di ruoli che affrontano con sfumature diverse temi attualissimi, con un impegno: abbattere i pregiudizi, andare contro gli stereotipi.

Come in Taranta on the Road di Salvatore Allocca, al cinema dal 24 agosto, in cui una band di pizzica salentina, che cerca il successo tra sagre e matrimoni, decide di aiutare a fuggire in Francia due migranti tunisini scappati dopo la primavera Araba. Nel cast c’è anche l’attrice franco-tunisina Nabiha Akkari, vista lo scorso inverno in Non c’è più religione. Oppure Il giorno più bello di Vito Palmieri, il primo film italiano che parla di un matrimonio gay, dove fa coppia con Michele Venitucci. La scorsa stagione è stata anche densa di teatro con le tournée di Dieci storie proprio così, sulle vittime illustri della mafia, e Il viaggio di Enea, che ribalta il punto di vista sugli immigrati: sul palco sono i bianchi a dover chiedere ospitalità.

Taranta on the Road

Alessio, partiamo da Taranta on the Road: una particolarissima storia di integrazione…

È un film che affronta la diversità da tanti punti di vista. Le due fughe sono quelle di due giovani tunisini che scappano dalla guerra in cerca di una quotidianità, e una band che invece fugge dalla propria quotidianità alla ricerca di qualcosa di più importante. Io interpreto uno dei componenti della band: troviamo questi due migranti e pensiamo di portarceli in tour e farli diventare i nostri coristi. Siamo sempre portati a pensare che gli altri sono diversi da noi, ma mai che noi siamo diversi dagli altri. È un piccolo switch che cambia il punto di vista sul mondo. I muri nascono dall’ignoranza, e il populismo eccessivo fa leva proprio su questo.

Com’è Mimì Augello visto da Alessio Vassallo?

Lo stile di Augello è anacronistico. Ogni volta che lo interpreto, ascolto canzoni di Julio Iglesias. Ovviamente nella vita non sono così: il baciamano non riuscirei a farlo. Però mi diverto molto a interpretarlo: la sua forza è che non si stanca mai di corteggiare in maniera assidua qualunque donna, anche prendendo dei rifiuti. È un corteggiatore seriale in via d’estinzione. La vera coppia, comunque, sono Mimì e Montalbano: quasi una storia d’amore. Sono curioso di vedere cos’ha scritto Camilleri per la nuova stagione, fino all’ultimo non sappiamo niente. Sono racconti fatti in casa, un vero lavoro artigianale, un aspetto prezioso in mezzo a tante serie che rischiano di diventare industriali.

In Il giorno più bello, invece, sei un ragazzo che sta per sposare il suo compagno…

È la storia di Filippo, interpretato da me, e Andrea, Michele Venitucci, e le loro famiglie. Filippo ha una famiglia nobile e ricchissima dove tutti vogliono l’erede: quando scoprono che il suo fratello maggiore non può avere figli, cominciano a puntare su Filippo, ma non sanno che è gay. E da lì scaturisce la tragicommedia. Andrea invece viene da una famiglia più modesta, ma è un personaggio più risolto. È il primo film sulle nozze gay in Italia: anche qui affrontiamo in maniera decisa il concetto di diversità. L’ho visto in anteprima e mi sono emozionato: se si sorride, lo si fa dei muri e dei pregiudizi delle famiglie. Che proviamo a buttare già a picconate.

È vero che, durante la lavorazione, tu e Michele avete subito degli episodi spiacevoli di discriminazione?

Sì: la produzione ci aveva mandato in zona Piramide a Roma per fare dei selfie abbracciati, da utilizzare nelle foto di scena. Sono passate due macchine che, vedendoci, ci hanno gridato qualunque cosa. Mi sono messo nei panni di chi non riesce a vivere liberamente la propria sessualità. Se nel 2017 stiamo ancora così, ci sono tante cose da fare, soprattutto in Italia: sono stati fatti tanti passi avanti, ma bisogna cambiare mentalità.

Cosa ti aspetta a teatro nella prossima stagione?

Riprenderò Il viaggio di Enea, centrato sui migranti, ma con punto di vista ribaltato: noi bianchi scappiamo a causa di una guerra e riusciamo ad approdare in questa terra di neri ricchissimi, dove ci dicono di rivolgerci alle autorità. Ma sono proprio le autorità ad aver venduto le armi a chi ci ha ci vorrebbero morti. È una sorta di Eneide moderna riscritta da un autore di origine africana, figlio di migranti. A differenza di quello di Ulisse,viaggio di conoscenza e tema di tutto il 900, si racconta un viaggio di necessità.

Un altro tema importante e attualissimo da portare al pubblico…

Sono stato in un centro di accoglienza a Palermo con una cartina geografica all’ingresso per mostrare ai migranti dove si trovano: partono, e neanche sanno dove vanno. Il pubblico ormai è abituato a questo mercato della morte, a vedere sempre i ragazzi morti in mare. A volte la descrizione di queste persone è un numero, ma dietro ogni numero c’è una faccia, una vita, delle prospettive. Oggi siamo spaventati all’idea di essere gentili, ma la gentilezza è una forma di accoglienza. Prima o poi tutti avremo bisogno di chiedere aiuto a qualcuno, magari non in maniera così chiara e drammatica, e speriamo che questo aiuto non sia negato.

(foto di Davide Bonaiti)

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