ORSON IL NOIR

DI MASSIMO LASTRUCCI

Il 33° Torino Film Festival è all’insegna di Orson Welles. Oltre all’immagine simbolo al festival saranno presentati tre suoi capolavori in versione restaurata

TFFDice il direttore del TFF, Emanuela Martini: «Nel centenario della nascita di Orson Welles, il 6 maggio 1915 e nel trentennale della sua morte, il 10 ottobre 1985, il Torino Film festival non poteva non rendere omaggio al più grande di tutti gli esordienti (diresse Quarto potere quando aveva 25 anni). Perciò gli dedichiamo la 33ma edizione del festival, con l’immagine del TFF 2015 ».
Non solo, ma anche con la proiezione in versione restaurata di Quarto potere (1941), Rapporto confidenziale (1955) e L’infernale Quinlan (1958). Tre film che testimoniano la convinta aderenza del regista all’interno dei codici del noir (aggiungiamoci anche Lo straniero e La signora di Shangai e la lista è completa); con Quarto potere, così mediato dal cinema espressionista tedesco (e con la fotografia magistrale di Gregg Toland), Welles introduce la poetica (non solo espressiva e formale) del noir e con L’infernale Quinlan la ridefinirà, proprio negli anni della sua stanchezza e scollamento.

QUARTO POTERE (Citizen Kane, USA, 1941)
Con O.W., Joseph Cotten, Dorothy Comingore, Everett Sloane, Agnes Moorehead

Quarto potereScrisse il critico Stanley Kauffman: «Welles ha fatto film che hanno cambiato i film. Altri autori – Griffith, Ford, Godard – hanno avuto un immensa influenza con la loro carriera. Ma io riesco a pensare solo a due film, che, da soli, hanno mutato la visione dei film. Uno era La corazzata Potemkin di Eisenstein, l’altro è Quarto potere ». Charles Foster Kane, magnate dell’editoria e spirito bizzarro, nevrastenico e amareggiato, muore in solitudine nel suo maniero kitch di Xanadu, pronunciando una sola msiteriosa parola: “Rosebud” (Rosabella in italiano). Che significa? Un giornalista indaga tra i conoscenti, in cerca di una storia, in cerca della verità. Ispirato dalla biografia di William Hearst (che lo odiò per questo), un capolavoro-monstre che introdusse con guascona irruenza “cose” mai viste prima nel mondo del cinema: della psicanalisi sullo schermo a un antinaturalismo espressionista capace di creare un universo personale da incubo. Il genio (25enne!) di Welles fu ricompensato da Hollywood con il solo Oscar per la Miglior sceneggiatura originale e anche con tanta diffidenza.

RAPPORTO CONFIDENZIALE (Mr. Arkadin, Francia/Spagna/Svizzera, 1955)
Con O.W., Robert Arden, Akim Tamiroff, Mischa Auer, Michael Redgrave, Paola Mori

Rapporto confedenzialePeter Bogdanovich, che del cineasta è stato amico e su di lui ha scritto un fondamentale libro a forma di intervista: Io, Orson Welles (Baldini & Castoldi), ha inventato una formidabile battuta (noi l’abbiamo ripresa da Repubblica): «Dopo che hai esordito con Quarto potere, tutto quello che fai dopo non può essere che declino ». Brillante e vero, ma aggiungiamoci anche che una sola, una qualunque, di quelle gemme che hanno cadenzato il suo declino sarebbe stato il capolavoro assoluto del curriculum di quasi tutti i suoi altri colleghi, migliori compresi. Come Rapporto confidenziale, nato da un sedicente “romanzo criminale” inedito (in realtà fu pubblicata poi una novelitation dall’incerta paternità, chi dice Welles, chi il francese Maurice Bessy). La storia è comunque tutta di Welles che reimpacchettò alcuni suoi copioni per la radiofonica londinese BBC. Il finanziere Gregory Arkadin, dal passato assai oscuro, incarica il traffichino disposto a (quasi) tutto Guy Van Stratten di indagare sul suo passato, di cui asserisce di non ricordare più nulla. Ma ogni persona che riesce a rivelare qualcosa all’investigatore, si ritrova poi ammazzata. Il detective capisce così di essere al centro di un intrigo. Flamenco (splendida la musica di Paul Misraki) e virtuosismi, giochi d’ombra e atmosfere torbide (più il racconto celeberrimo della rana e dello scorpione). Raffazzonato, girato sulle ali dei contrasti (litigi con la produzione) e in situazioni precarie (tagliato, rimontato contro la volontà dell’autore, uscito in versioni diverse e solo molto dopo ricostruito secondo la volontà di Welles).

L’INFERNALE QUINLAN (Touch of Evil, USA, 1958)
Con O.W., Charlton Heston, Janet Leigh, Akim Tamiroff, Marlene Dietrich

L'infernale QuinlanPreso un giallo di Whit Masterson (titolo italiano: Contro tutti) e completamente riscritto, Welles riuscì a tornare a girare negli States grazie all’intervento determinante di Charlton Heston che si impuntò dicendo: «o dirige lui o non accetto ». A partire dal geniale piano sequenza iniziale – oltre 3 minuti – che fece da Bibbia a tanti discepoli successivi (vedi De Palma o anche il Mendes di Spectre), L’infernale Quinlan è probabilmente il più bel noir degli anni del crepuscolo. In una città di confine, il poliziotto messicano Vargas, lì di passaggio in luna di miele, viene coinvolto casualmente nelle indagini sulla morte di un uomo d’affari americano. Non tarda a capire che i metodi di indagine del commissario Hank Quinlan sono vergognosamente manipolatori. Storia borderline, anche in senso metaforico, con il conflitto tra la ricerca della verità (l’indagine) e i mezzi usati. Fastose riprese e interpretazioni maiuscole; a partire dal truccatissimo, imbolsito e razzista Quinlan di Welles («Trent’anni di feccia e paga scadente »): «A suo modo era un grand’uomo. Ma che importa ciò che dici delle persone? » Sarà il suo epitaffio proniunciato dalla zingara Marlene Dietrich.

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