PAOLO CALABRESI: «ESSERE ATTORE? È QUESTIONE DI CREDIBILITÀ »

Paolo Calabresi, in arrivo al cinema come unico attore italiano in La Corrispondenza di Tornatore, nonché al fianco di Salemme nella commedia Se Mi Lasci Non Vale, ha una visione ben precisa ed estremamente coerente di ciò che significa fare l’attore (in Italia). Ecco cosa ci ha raccontato…

Missione spontanea per la battuta e applicazione ferrea dei fondamentali di un attore che sa spaziare dalla (nuova) commedia all’italiana agli applausi in teatro, fino a metterci la faccia (in tutti i sensi) sul piccolo schermo, ogni tanto pure vestito di nero e con un microfono in mano. Romano fino al midollo ma trapiantato a Milano da giovanissimo – «Dove sono rinato », ci ha detto – , Paolo Calabresi, con un’agenda piena di produzioni e impegni, ha preso parte, come unico interprete italiano al fianco di Olga Kurylenko e Jeremy Irons, nell’imminente e atteso La Corrispondenza (in sala da domani, 14 gennaio), diretto da un premio Oscar come Giuseppe Tornatore. Come se non bastasse, Calabresi attraversa l’Italia della comicità per arrivare a Napoli, al fianco e diretto da Vincenzo Salemme, nella nuova commedia Se Mi Lasci Non Vale (al cinema dal 21 gennaio). In mezzo, tutta la voglia di un attore che non si ferma mai, che sperimenta, cambia e spazia, perché come ci ha raccontato lui nella nostra chiacchierata: «Un attore non fa solo ridere o piangere, un attore deve essere credibile sempre, sia con Tornatore che con Salemme. Il suo lavoro è la credibilità, senza porsi troppe domande ma facendo sempre delle cose diverse ».

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Paolo Calabresi e Maria Amelia Monti, protagonisti della pièce “Nudi e Crudi”. Lo spettacolo dal 28 gennaio al 7 febbraio arriverà anche al Teatro Ambra Jovinelli di Roma.

Come è andato il debutto ”british” a teatro con Nudi e Crudi di Alan Bennett?

Lo spettacolo è molto delicato è divertente, Serena Sinigallia, la regista, ha deciso di fare una messa in scena mettendo me e Maria Amelia Monti nel vuoto del palco. Poi, con il tempo, diventa una commedia più realistica, con una rivoluzione sui personaggi. Bennett è di una cattiveria bellissima e il pubblico, ridendo, ha capito anche il messaggio. Insomma, ride conscio di non stare benissimo, ecco.

Tra l’altro, lei arriva al cinema come unico attore italiano nell’attesissimo La Corrispondenza, diretto da Tornatore.

È stato come tuffarsi in un’altra dimensione, a livello di tempi, riflessione, realizzazione. L’approccio di Tornatore è fantastico, ti permette di fare il cinema come lo facevamo tanto tempo fa, senza fretta e attento ai particolari. È questo poi che rende certi prodotti di qualità. Poter lavorare con lui, parlando anche di piccole cose del personaggio, è stata una goduria infinita!

Quindi il tempo, per lei, è il fattore chiave in una produzione cinematografica.

Il tempo che ci si da per ragionare sulle cose. La differenza la fa poi l’attenzione per i piccoli particolari. Un altro grande regista attentissimo è stato Giorgio Strehler con cui ho lavorato agli inizi in teatro, lui e Tornatore utilizzano approcci simili.

E per lei, qual è il film del cuore diretto da Tornatore?

La Miglior Offerta l’ho amato tanto, ma sono affezionato a Nuovo Cinema Paradiso. Sono legato alla pellicola anche grazia alla forte amicizia con il figlio di Ennio Morricone, Andrea, autore del tema musicale.

Nella sua infanzia, c’è stato un Cinema Paradiso?

È successo per l’Augustus a due passi da Piazza Navona. Era un cinema di seconda o terza visione, mi pare. Poi frequentavo anche i cineforum, ma all’Augustus ero affezionato davvero: ci passavo davanti mentre tornavo a casa con la tata. Ora non c’è più, non so bene cosa ci abbiano fatto dentro. Forse c’è un bingo…

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Vincenzo Salemme e Paolo Calabresi in “Se mi Lasci non Vale”

Da Tornatore a Salemme, dato che la prossima settimana arriva in sala con la commedia Se Mi Lasci Non Vale. Qual è il filo comune che lega la comicità romana a quella partenopea?

Non c’è, in verità. Ero timoroso di lavorare in un gruppo omogeneo in un contesto di comicità napoletana. Avevo paura di non avere i tempi, i modi. Eppure con Vincenzo abbiamo lavorato insieme e benissimo, dimostrando che la comicità non ha confini. Le frontiere sono state aperte, diciamo.

Dunque, una commedia che abbraccia tanti spettatori.

Questo è un film particolarmente anomalo, perché si ride moltissimo ma c’è uno strato di malinconia, per via di questi due cinquantenni che perdono le loro donne, cercando prima la vendetta ma trovando poi l’amore, tutto all’interno di una storia d’amicizia. Poesia e risate, quindi.

Un film che arriva sull’onda del pubblico che, complice Zalone, sta tornando a riscoprire il cinema.

Credo che questo film, arrivando dopo Checco Zalone, farà bene, perché la gente sta tornando al cinema, scoprendo le emozioni che la sala può dare. Il successo di un film è sempre positivo, non amo lo snobismo italiano: piuttosto che criticare dovremmo capire quali sono i lati positivi dei successi e farne tesoro.

Una direzione al cinema enormemente influenzata dalla televisione.

Sembra che la direzione sia quella: vedo che al cinema l’obbiettivo finale è proprio un linguaggio nuovo, con spunti realistici ma con toni da commedia strepitosa. Credo che certe serie televisive abbiamo questa miscela, tra il drammatico e il comico con la verità a fare da filo conduttore.

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Paolo Calabresi con gli altri ragazzi di “Zio Gianni”: Cristel Checca, Luca Di Capua e Francesco Russo

E lei, protagonista della sitcom Zio Gianni scritta e diretta da un nuovo e apprezzato nome come Sydney Sibilia, che rapporto ha con le serie TV?

Mi affogo nelle cose! Se una serie mi piace la guardo tutta insieme. Però non mi succede con le mie, ho un auto-senso critico troppo maniacale…

A proposito di Sydney Sibilia, è in fermento la pre-produzione del sequel di Smetto Quando Voglio. Cosa può dire del ritorno della banda del film?

Posso solo dire che la banda è viva e lotta. Eccome se lotta!

L’agenda è pienissima: ha anche preso parte a Nemiche per la Pelle, con Margherita Buy e Claudia Gerini.

Quel film è stato una sorta di regalo. La sceneggiatura è originale e sfavillante, ho lavorato con Claudia e Margherita che, per me, sono due grandi patrimoni del nostro cinema. Mi piace quando faccio ruoli diversi, spero di non finire i caratteri, ma il mondo è così pieno di gente strana!

Come ultima cosa, lei romano doc ma giunto a Milano quando aveva vent’anni. Una scelta coraggiosa, ora come allora.

A Milano ho trovato una dimensione precisa e perfetta, studiando al Piccolo di Milano insieme al grande Giorgio Strehler, dove la cultura pulsava, veniva dall’Europa. Lì ho capito che dovevo e potevo far l’attore, senza gli obblighi di oggi, dove molti, per hobby, anche sui social, fingono di essere quello che non sono. Il mestiere dell’attore è ben altra cosa e, indossando delle maschere, l’ho scoperto proprio lontano da casa…

 Damiano Panattoni

La banda di "Smetto Quando Voglio" che, dopo il successo del primo film, è pronta a tornare con un sequel attualmente in fase di pre-produzione.
La banda di “Smetto Quando Voglio” che, dopo il successo del primo film, è pronta a tornare con un sequel attualmente in fase di pre-produzione.

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