“Thor: Ragnarok”, il regista: «Come sono passato da sconosciuto al set della Marvel»

Nel 2013 Thor: The Dark World incassò 644 milioni di dollari, duecento più del primo, Thor, del 2011. Eppure fu giudicato un insuccesso e mise in funzione il reparto pronto interventi della Marvel, che aveva già deciso per il nuovo sequel in preparazione un cast ancor più stellare. Ma il personaggio più  importante nell’universo Marvel è diventato il regista, che può anche non essere famoso – perché così non costa molto, e la Marvel è notoriamente risicata sui compensi – ma possibilmente giovane, innovativo e pieno di idee. Per Thor: Ragnarok – in sala dal 25 ottobre – i candidati più quotati erano Rob Letterman (reduce da Piccoli brividi), Rawson Marshall Thurber (Come ti spaccio la famiglia) e Ruben Fleischer (già su Gangster Squad, ma ora dirottato su Venom, spin-off di Spider-Man).

Il regista Taika Waititi con Chris Hemsworth (da www.instagram.com/taikawaititi)

A sorpresa, invece, la scelta è caduta su uno sconosciuto: il neozelandese Taika Waititi. «Tutti i miei film parlano di outsider. Per forza: per trovare ispirazione mi bastava guardarmi allo specchio», spiega a Ciak il regista, precisando come il fatto che sia nato e cresciuto in Nuova Zelanda, a diecimila chilometri da Hollywood, abbia influenzato le sue tematiche.

Taika ha quarantadue anni, per cui tra i tredici registi che finora hanno diretto i diciassette film ufficiali Marvel è al terzo posto nella classifica dei più giovani, dopo Scott Derrickson, trentanove anni all’uscita di Doctor Strange, e Jon Watts, trentasei a quella di Spider-Man: Homecoming, ma verranno superati presto: il 14 febbraio 2018, il giorno della prima di Black Panther, Ryan Coogler ne avrà trenta.

SCOMMESSE E AZZARDI

Waititi nel 2004 fu candidato all’Oscar per il corto Two Cars, One Night, ma non ha nessuna esperienza di film d’azione perché i suoi quattro film (Eagle vs Shark; Boy, What We Do in the Shadows; Selvaggi in fuga) rientrano tutti nel genere commedia. Quanto ai fumetti, ha interpretato Tom Kalmaku in Lanterna Verde, visto che è anche attore: «Ma non sono un’eccezione, la Marvel cerca nuove voci e non specialisti, come dimostrano gli esempi di Jon Watts e di James Gunn di Guardiani della Galassia». Certo qualche volta è andata buca, come per Ant-Man, dove Edgar Wright è stato licenziato perché troppo fuori dai canoni e poi ha azzeccato il boom di Baby Driver, e nel caso di Patty Jenkins, rimpiazzata da Alan Taylor proprio per Thor: The Dark World: anche lei si è presa una bella vendetta con Wonder Woman.

Per ottenere l’investitura, Waititi ha presentato un promo di due minuti, una compilation di scene di film, in gergo sizzle reel, per dare l’idea del taglio. «Ci ho messo un paio dei miei cult anni Ottanta: Shakespeare a colazione di Bruce Robinson, irresistibile buddy movie, e Grosso guaio a Chinatown di John Carpenter, dove Kurt Russell mi suonava come antesignano di Thor. L’idea era di suggerire una dimensione cosmica. E comica».

Il regista precisa di aver lavorato molto sulla dinamica della strana coppia, lasciandoli liberi sui dialoghi, improvvisati all’ottanta per cento. «Il cinema ha sempre percepito Chris Hemsworth come l’eroe tutto d’un pezzo, e in effetti l’ho trovato eccezionale in Heart of the Sea. Ma ha trascurato la vena comica, come ha fatto intravedere nel reboot di Ghostbusters. È divertente, autoironico, sarà una grande sorpresa, e non solo per il taglio di capelli. I duetti con Mark Ruffalo, nella doppia veste di Bruce Banner e di Hulk, sono irresistibili. Mi ricordano le coppie del passato, da Butch Cassidy a 48 ore, da Prima di mezzanotte a Un biglietto in due».

In questo terzo capitolo riapparirà, dopo quattro anni, anche il Loki di Tom Hiddleston, fratellastro di Thor, che vedendo in pericolo il suo desiderio di diventare re di Asgard stavolta darà una mano. (…)

Marco Giovannini

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