Yoshiki, la più grande rockstar giapponese in un doc: “Per creare arte devi rischiare la vita”

Se pronunciate il suo nome in Italia (ma anche nel resto d’Europa), nessuno saprà dirvi chi è. Eppure Yoshiki è la più grande rock star giapponese, icona di trasgressione e stile che da trent’anni accende l’entusiasmo di migliaia di fan nel paese del Sol Levante, dove ha fondato una band dal nome Japan X e dalla storia assai travagliata. Nato con la stoffa del leader, il rocker suona sul palco il pianoforte e la batteria con una tale energia da rimanere tramortito alla fine di ogni concerto. Anni di headbanging gli hanno provocato una gravissima malformazione al collo che qualche mese fa ha richiesto un delicato intervento chirurgico.

Gli X Japan

Per conoscerlo meglio guardate il documentario musicale We Are X diretto da Stephen Kijak, e nelle sale dal 30 ottobre distribuito da Drafthouse, che racconta la sua storia e quella degli altri componenti della band. Scoprirete il dramma di un ragazzino che trova riverso sul pavimento il corpo del padre suicida e che da allora comincia a pensare alla morte. Seguirete la rinascita attraverso la musica quando a soli dieci anni Yoshiki mette in piedi un gruppo musicale, a metà strada tra i Kiss e i Led Zeppelin, per poi accogliere le suggestioni provenienti da David Bowie. Il percorso continuerà tra successi e tragedie degne di un melodramma, che si snoda tra liti, abbandoni, suicidi, riappacificazioni. Ora il sogno è quello di approdare finalmente in America. Abbiamo incontrato Yoshiki durante il suo tour italiano. Un viaggio, come ci ha detto lui stesso, che gli ha fatto scoprire tanta bellezza.

Yoshiki e Stan Lee

In lei hanno sempre convissuto due anime, quella classica e quella rock. Mai conflitti?

Ho cominciato con la musica classica, suonando il piano. È stato mio padre e trasmettermi questa passione, ogni mese mi comprava un disco di musica classica, lui stesso suonava il piano jazz e ballava il tip tap. Poi ho scoperto il rock e la batteria. Non so come riesca a fare convivere in me questi due generi, posso solo spiegarlo dicendo che amo il cibo giapponese e il cibo italiano allo stesso modo.

Ha veramente sperimentato di tutto, come dice nel film?

No, ma voglio farlo prima morire, raggiungere altri obiettivi e non avere rimpianti.

E quali sono i suoi prossimi obiettivi?

Riuscire finalmente a sbarcare oltreoceano con la mia band. Ci avevamo già provato anni fa a uscire dal Giappone, ma non eravamo pronti. E poi voglio creare ancora tanta buona musica, mi sembra di avere ancora molto da fare.

Da qualche tempo si è trasferito a Los Angeles. Perché?

Per la voglia si misurarmi con un’altra cultura, ma anche per una ragione pratica. Ho cominciato a registrare a Los Angeles molto tempo fa, ho comprato uno studio di registrazione e a quel punto anche una casa. La città è un interessante melting pot di persone provenienti da tutto il mondo.

Crede che le barriere culturali tra occidente e oriente siano oggi meno rigide?

Si, venti anni fa era impossibile per un rocker asiatico farsi conoscere in Occidente. Ora quel muro che ha per tanto tempo separato due culture è diventato sempre più sottile e si sta finalmente sbriciolando.

Insieme alla sua band ha sfidato le rigide regole di una società conservatrice con musica innovativa e look provocatorio. Oggi quali sono le regole da sovvertire?

Trent’anni fa volevamo solo essere noi stessi in una società che rincorreva l’omologazione, ma da allora il Giappone è molto cambiato, oggi i capelli colorati ce li hanno tutti. Creativamente il paese è molto all’avanguardia nell’animazione, nella moda, ma economicamente vive un periodo difficile, stagnante ed estremamente critico che lancia nuove sfide sociali.

I suoi concerti radunano diverse generazioni.

Si, vedo nonni, figli e nipoti tutti insieme. E sono impressionato del fatto che chi ci amava trent’anni fa è ancora un nostro fan.

Hai mai pensato di diventare attore, come David Bowie?

Adoro Bowie, mi ha molto influenzato. Qualcuno me lo ha chiesto, ad esempio David Lynch, ma non credo che sarei in grado di farlo.

Le piace il cinema?

Amo Lynch e i misterious drama.

Qual è il prezzo che ha pagato per il successo?

Ho dedicato tutta la mia vita alla musica e quindi ci sono tante cose che mi sono perso, ad esempio sciare o fare snorkeling. E non ho mai avuto figli. Mi piacerebbe avere una mia famiglia.

Essere un’icona è più spaventoso o eccitante?

Entrambe le cose. Mantengo un certo entusiasmo infantile, sento delle responsabilità, ma non ho paura di fare ancora qualche follia. Per creare è necessario rompere qualcosa, senza aver paura, liberi da regole o schemi mentali.

Nel film dice che fare arte è come andare in guerra. Cosa intende?

Nel mondo esistono moltissimi artisti che cercano di raggiungere i propri obiettivi. Non puoi restare in uno “stato mentale” normale: per creare davvero un’opera d’arte devi quasi rischiare la vita.

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