Apples, intervista a Christos Nikou

Aiuto regista storico di Yorgos Lanthimos, dopo questo film è stato preso sotto l'ala protettrice di Cate Blanchett

Apples Christos Nikou

Il mondo è attanagliato da una pandemia, un virus cancella la memoria alle persone. Per reinserire nella società chi ne vienevcolpito, una struttura medica si occupa di instradare i malati in una nuova socialità così da poter essere indipendenti e abbracciare ancora la vita.

È ciò che accade al protagonista di Apples, colpito dalla malattia e dimentico di chicchessia. Diretto da Christos Nikou, aiuto regista di Yorgos Lanthimos sin dal primo film, Apples era in concorso nella sezione Orizzonti di Venezia 77.

Dal 31 marzo è sulla piattaforma streaming MioCinema, distribuito da Lucky Red.

A Venezia abbiamo incontrato il regista, con cui abbiamo parlato della sua sorprendente opera prima e che è già al lavoro sul suo secondo film con protagonista Carey Mulligan.

apples Christos Nikou

Christos Nikou, la prima domanda è necessaria: cos’è la memoria per lei?

Noi siamo la nostra memoria, senza non siamo nessuno. Per memoria intendo il ricordo di
eventi importanti nella propria vita, ma anche e soprattutto delle emozioni.

Nel film la memoria si perde a causa di un misterioso virus. Oggi cerchiamo di dimenticarne uno cancellandone la memoria e commettendo così un grosso errore.

Assolutamente, non appena la situazione è sembrata migliorare abbiamo quasi sistematicamente dimenticato quello che abbiamo passato durante il primo lockdown, tornando a vivere una situazione anche peggiore. Ma è un elemento interessantissimo del
processo mentale dell’uomo, una vera e propria memoria selettiva. In politica è quasi normale, vediamo persone che commettono reati e dicono bugie, eppure il popolo dimentica e li vota ugualmente.

Il protagonista di Apples deve seguire un processo di reinserimento durante il quale affronta una serie di prove. Sembrano i quadri di un videogioco.

È vero, sono un grande amante dei videogiochi e ho voluto strutturare il film proprio così, una serie di prove da affrontare e superare per ritornare alla vita.

Una struttura che aiuta anche a dare un ritmo ben preciso al film.

Ti rispondo da spettatore, più che da regista. In un film devi raccontare una storia attraverso una successione di eventi. Non voglio sembrare arrogante, ma negli ultimi anni molti film sono stati pensati solo come opere da festival, con bellissime immagini, atmosfere affascinanti, ma poco rispetto nei confronti del pubblico. Film dal ritmo lentissimo, talvolta privi di musica, e con storie inesistenti. Alcuni sono bellissimi, in particolare quelli di determinati grandi autori, ma personalmente faccio cinema per il
pubblico, per cui provo un profondo rispetto.

Apples Christos Nikou

A proposito di mode cinematografiche, una molto in voga è quella di raccontare storie distopiche. Apples può sembrarlo, ma non lo è.

Infatti non lo è, ma è verò che può sembrarlo all’inizio, ma poi tanti elementi ti dicono che
non è così, a partire dal fatto che la storia non è ambientata nel futuro, ma in un passato non molto lontano. Il mondo intorno è come lo abbiamo conosciuto. Apples non è un fi lm di fantascienza, è una rifl essione sui sentimenti.

Il protagonista, Aris Servetalis, ha uno stile minimalista e un grande uso del corpo. Mi ha ricordato Denis Lavant, l’attore feticcio di Leos Carax.

Leos Carax è il mio regista preferito e Denis Lavant il mio attore preferito. Infatti avevo
proposto a lui il ruolo inizialmente, ma purtroppo non era disponibile. Il che forse è stato un bene, perché Aris, con cui avevo già lavorato nel mio primo cortometraggio, è stato magnifico. Abbiamo costruito insieme il personaggio, come riferimenti gli ho dato Jacques Tati e Jim Carrey, il resto lo ha fatto lui, lavorando molto di sottrazione, e quando si recita, si sa, togliere è sempre la cosa migliore.

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