Omaggio a Marco Ferreri, maestro di un cinema oggi impensabile

A novant’anni dalla nascita e a ventuno dalla morte, ci piace ricordare Marco Ferreri, e lo facciamo scrivendo di un bel documentario (vincitore per la categoria di miglior documentario al David di Donatello 2018) dal titolo La lucida follia di Marco Ferreri realizzato da Anselma dell’Olio che di Ferreri è stata aiuto regista, dialoghista, adattatrice e anche attrice (in Ciao Maschio), e che mette in giusto rilievo l’importanza di questo regista all’interno del nostro cinema, autore di titoli caratterizzati da estro, indignazione politico-sociale, metafore allarmanti, contraddizioni, anticonformismo, lampi di grottesco e di alienazione.

Attraverso la riproposta di rari materiali di archivio italiani e francesi, con Ugo Tognazzi che puntualizza: “Quando recito per Ferreri l’ultima cosa che conosco è la sceneggiatura, e testimonianze di chi ha lavorato con lui, da Isabelle Huppert (che fu diretta da lui in Storia di Piera), ad Hanna Schygulla (che lo paragona a Buñuel, Fassbinder e Pasolini e dice di loro: “Sono gli arcangeli della distruzione che fanno rinascere”), da Roberto Benigni (interprete per Ferreri nel bellissimo Chiedo asilo, nonché autore di una poesia che inquadra il regista in maniera tanto originale quanto commovente), a Sergio Castellitto (protagonista di La carne), a Ornella Muti (attrice al centro di diversi film importanti di Ferreri, L’ultima donnaStorie di ordinaria folliaIl futuro è donna) al musicista Philippe Sarde, dallo scenografo Dante Ferretti al critico Serge Toubiana, etc. Peccato non trovare nessuna intervista a Piera Degli Esposti o a Dacia Mariani, che collaborarono col regista nella prima metà degli anni Ottanta e avrebbero aggiunto certamente ulteriori significative considerazioni.

Il documentario, prodotto da Nicoletta Ercole e Mauro Cappelloni con la Fenix di Riccardo Di Pasquale – e che andrà in onda su Sky Arte l’11 maggio in occasione dei novanta  anni dalla nascita del regista –  ha origine proprio da un’idea di Ercole, che è stata la costumista di Ferreri per ben tredici film: «Mi chiamò per Ciao maschio e mi disse: “Me serve una che me vesta ‘na scimmia co’ ‘na pelliccia da giaguaro, sei libera?”» imitandone la inconfondibile voce roca con accento finto-romanesco e ricordando che in occasione di una cena a Roma Pedro Almodóvar gli si inginocchiò davanti e gli disse: “Tu sei la mia rock star”. Un documentario quindi da non perdere, un’occasione anche per i giovani di entrare in contatto con un cinema oggi impensabile e irrealizzabile, un cinema d’autore eppure insolitamente popolare, tra donne salvatrici e uomini in estinzione (spesso nudi con uguale opportunità), scimmie, cagne e api regine, scandalose abbuffate di sesso e di morte, cannibali e portachiavi seduttivi, dentiere fatali e funerali del cinema.

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