Freaks Out, Mainetti e Guaglianone: “Raccontiamo mostri che agivano come uomini e uomini che agivano come mostri”

Il regista di «Lo chiamavano Jeeg Robot» torna con «Freaks Out»

Freaks Out Venezia 78
Freaks Out Venezia 78

Si è tenuta oggi la conferenza di presentazione del film “Freaks Out” in concorso a Venezia 78 prodotto da Goon Films, Lucky Red e Raicinema che arriverà in sala il 28 ottobre. Ecco le parole del regista Gabriele Mainetti, dello sceneggiatore Nicola Guaglianone e dei produttori Andrea Occhipinti e Paolo Del Brocco:

Mainetti:

Io e Nicola subito dopo Lo Chiamavano Jeeg Robot ci siamo chiesti cosa volessimo raccontare. Abbiamo buttato giù tutti i film che ci piacevano, che volevamo fare, e subito è uscita fuori la seconda guerra mondiale. Ci divertiva l’idea di accostare al freak, dalla natura fisica che lo rende unico, un elemento fortemente conflittuale, il nazista, e vedere cosa succedeva. Difronte a questo conflitto così importante è nata la storia del film.”

Guaglianone:

L’idea della seconda guerra mondiale gli ha fatto brillare gli occhi, è stata la stessa scintilla di quando abbiamo creato un supereroe a Tor Bella Monaca. Abbiamo pensato di raccontare dei mostri che agivano come uomini e dall’altra parte degli uomini che agivano come mostri e ci è venuto un brivido sulla pelle. Alla fine ci siamo detti che era quella l’idea giusta“.

Occhipinti:

Noi abbiamo resistito il più possibile all’idea di fare un film in costume. Ci ha convinto subito il progetto e abbiamo fatto partire subito una co-produzione internazionale, la lavorazione è stata molta lunga e travagliata, perchè erano previste molte meno settimane e il budget sarebbe dovuto essere stato molto inferiore. L’abbiamo portata a termine e siamo molto felici di essere riusciti a venire qui a Venezia in concorso dove c’è molta attesa anche dall’estero. Penso che sia una produzione che raramente si fa in Italia.”

Del Brocco:

“Credo che il film sia uno spartiacque per il nostro cinema, per la qualità, per la storia, per il mix di generi. Mi sentivo un po’ in debito con Gabriele, pur avendolo appoggiato dall’inizio, per non aver fatto il giusto investimento con Jeeg Robot. Abbiamo avuto questa occasione e siamo contenti di aver condiviso questo pezzo di strada insieme.”

Credit la Biennale di Venezia

Il regista ha parlato anche del titolo del film:

Il titolo è un omaggio al film meraviglioso di Tod Browning, che non ha avuto il giusto riconoscimento che meritava e gli ha distrutto la sua vita e la sua carriera. Ma il titolo nasce anche da significato della parola inglese di freaks out che vuol dire impazzire. E poi loro, i nostri freaks, costretti dalla storia a abbandonare il loro nido sventrato, nella Roma dei bombardamenti, si trovano catapultati fuori. Penso che il film sia per tutti, è stato approvato dalla censura. Cerco di raccontare delle storie che hanno una polifonia di strati”

Infine gli attori Claudio Santamaria e Pietro Castellitto hanno raccontato come hanno costruito i loro personaggi:

Santamaria:

“Ho letto la sceneggiatura di Gabriele e per la seconda volta mi sono emozionato. Se Jeeg Robot è stato lo scavo preliminare, questa è stata la diga che ha sancito lo spartiacque di un cinema che può divertire e trovare la sua credibilità in vicende umane che ci riguardano da vicino. I protagonisti sono dotati di grandi poteri ma li sanno usare solo dentro a un teatrino che li protegge. Sono come dei bambini che stanno imparando a camminare: le circostanze li lanciano in pista, li trasformano in eroi. Non volevamo fosse Chewbecca, il buono su cui fai affidamento ma un tipo un po’ monodimensionale. Con Gabriele abbiamo costruito un passato di un personaggio che non viene raccontato nel film ma che esiste e viene esplicitato dal comportamento. Con Gabriele abbiamo costruito una maschera complessa, con un’ anima complessa e stratificata.”

Credit: la Biennale di Venezia

Castellitto:

“Per me un film spettacolare, quella di Freaks Out è una delle sceneggiature più belle che abbia mai letto. È un film che corre incontro ad una spettacolarità enorme e variopinta ma dentro a tutto questo spettacolo c’è un equilibrio incredibile. In Italia siamo abituati a fuggire via dalla spettacolarità, ad evitarla. Qui invece se la mattina leggevi della scene di un’esplosione di un forno poi avvenivano puntualmente sul set. Un viaggio incredibile, un master in regia e recitazione.”

 

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