I 20 anni di Bridget Jones

Il 13 aprile 2001 usciva nelle sale inglesi e americane "Il Diario di Bridget Jones"

Quante trentenni si sono identificate, condividendo un sorriso di complicità o un sospiro malinconico, con Bridget Jones, protagonista della fortunatissima saga cinematografica iniziata nel 2001 con Il diario di Bridget Jones (Bridget Jones’s Diary)? Davvero tante, a giudicare dal successo del film, probabilmente la più popolare commedia romantica britannica di inizio anni Duemila, con oltre 280 milioni di dollari di incasso nel mondo (a fronte di un costo di 26 milioni), svariate candidature ai principali premi cinematografici (tra cui l’Oscar per la protagonista Renée Zellweger) e due sequel (Che pasticcio, Bridget Jones!, 2004, e Bridget Jones’s Baby, 2016).

Alle origini del film (prodotto da Eric Fellner, Tim Bevan e Jonathan Cavendish) c’è il romanzo omonimo (da noi edito nel 1998da quattro milioni di copie, firmato dalla scrittrice inglese Helen Fielding (che vi rielabora i materiali delle sue rubriche sui giornali The Independent e The Daily Telegraphe considerato tra i fondatori del fortunatissimo sottogenere denominato chick lit: ovvero, quella letteratura post-femminista che racconta le peripezie di donne single tra i venti e i quarant’anni, alle prese con gli alti e bassi quotidiani delle proprie vite lavorative, affettive, sessuali, il tutto narrato con una robusta e peculiare dose di ironia. 

E certamente Bridget Jones può essere considerata un valido prototipo di queste moderne eroine femminili tra letteratura, cinema e tv. Il film, come il romanzo, ce la racconta infatti in tutti i dilemmi, le frustrazioni e le aspirazioni che caratterizzano tante donne del suo stesso contesto, dai problemi di peso a quelli con i genitori, passando per le vicissitudini sentimentali. Ed è un classico triangolo quello che coinvolge la protagonista, impiegata in una casa editrice a Londra e in cerca dell’uomo giusto che sembra non arrivare, divisa tra il principale donnaiolo Daniel Cleaver (Hugh Grant) e l’avvocato divorziato Mark Darcy (Colin Firth). Non è casuale che il nome di quest’ultimo rimandi al Darcy del romanzo Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, a cui l’autrice del Diario si è ispirata.

Ma perché il film riscuotesse un seguito degno delle pagine di partenza era necessario che tanti pezzi andassero al posto giusto, a cominciare da una sceneggiatura in grado di restituire la vivacità graffiante del testo. Per lo script, oltre all’autrice, hanno collaborato non a caso due talentuosi e prolifici autori britannici: il primo è Andrew Daviesautore proprio del copione tratto da Orgoglio e pregiudizio per la miniserie tv del 1995. L’altro è Richard Curtis, Oscar alla miglior sceneggiatura originale per l’acclamata commedia di Mike Newell Quattro matrimoni e un funerale (1995), ma anche autore dello script di Notting Hill (1999), nonché co-creatore, col comico Rowan Atkinson, del celebre personaggio di Mr. Bean. Alla regia invece c’è l’esordiente Sharon Maguire (che dirigerà anche il terzo capitolo della saga): ma il film, non si può negarlo, è anche e soprattutto un film che si regge sulle sue attrici e i suoi attori

Il momento chiave per la realizzazione del film è infatti la scelta della protagonista, che all’epoca non manca di suscitare polemiche soprattutto presso la stampa inglese: dopo aver preso in considerazione le britanniche Kate Winslet ed Helena Bonham Carter, ad aggiudicarsi la parte fu la statunitense Renée Zellweger, trentaduenne, già emersa nel panorama hollywoodiano grazie ai ruoli in film come Jerry Maguire (1996), nonché vincitrice del Golden Globe (miglior attrice in un film commedia o musicale) per Betty Love (2000). E però il fatto che fosse un’attrice americana (texana, per la precisione) a interpretare l’inglese Bridget Jones fece storcere il naso a più d’uno nella patria del personaggio.

 Al fine di sfatare ogni pregiudizio, l’attrice lavorò intensamente e meticolosamente per calarsi nella parte: tra le altre cose, Zellwegeingrassò volutamente di otto chili sottoponendosi a una dieta ipercalorica a base di pizza, hamburger e focacce farcite di burro d’arachidi. Inoltre, prima di iniziare le riprese, l’attrice studiò a Londra presso l’insegnante di dizione Barbara Berkery (cui si era già rivolta Gwyneth Paltrow ai tempi di Shakespeare in Love) per acquisire un credibile accento inglese. In aggiunta, si fece assumere come stagista presso una casa editrice locale, la Picador (non una casa editrice come le altre, a dire il vero, visto che aveva pubblicato il romanzo di Helen Fielding), sotto lo pseudonimo di Bridget Cavendish. E riuscì a non farsi riconoscere, malgrado tenesse sulla scrivania un indizio compromettente, ovvero la foto dell’allora fidanzato Jim Carrey. 

Per quanto riguarda invece i due personaggi maschili, Firth e Grant furono due nomi voluti dalla stessa autrice del libro e co-sceneggiatrice del film: questa, infatti, aveva molto apprezzato la performance di Firth nella miniserie Orgoglio e pregiudizioGrant viene addirittura citato ironicamente nel romanzo, dove si rievoca l’episodio del suo arresto per atti osceni con la prostituta Divine Brown. L’attore aveva comunque apprezzato molto il libro, ma accettò di prendere parte al film solo in virtù della presenza, tra gli sceneggiatori, di Curtis (con cui aveva lavorato sia in Quattro matrimoni e un funerale che in Notting Hill). I due attori britannici nel film danno il meglio di sé, e per la sequenza della rissa al ristorante greco tra i rispettivi personaggi chiesero di non avere controfigure né coreografie di riferimento perché la scena risultasse più credibile.

Tra i momenti memorabili del film anche per la presenza in sottofondo del celebre It’s Raining Men, nell’interpretazione dell’ex Spice Girl Geri Haliwell. Ma Il diario di Bridget Jones si segnala per scelte di casting particolarmente felici anche tra i personaggi di contorno, come i genitori della protagonista, interpretati dalla caratterista inglese Gemma Jones (I diavoliRagione e sentimento) e da Jim Broadbent (Oscar nel 2002 al miglior attore non protagonista per Iris- un amore vero, e più di recente protagonista della commedia The Duke). Gli appassionati di letteratura possono inoltre apprezzare, nella scena del party alla casa editrice di Bridget, alcuni camei di scrittori come Salman Rushdie e Jeffrey Archer 

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