Venezia 2021: presentata la 36esima Settimana Internazionale della Critica

11 lungometraggi e 11 corti per la sezione autonoma e parallela della Mostra del Cinema di Venezia. In concorso Mondocane, distopia con Alessandro Borghi e Barbara Ronchi (dal 3 settembre in sala)

L'immagine ufficiale della 36esima SIC

È fatta di corpi che si abbracciano l’immagine ufficiale della 36esima Settimana Internazionale della Critica, sezione autonoma e parallela della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (1-11 settembre 2021) organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (in collaborazione con Istituto Luce – Cinecittà) e dedicata come sempre alle opere prime. Alla base del disegno di Emiliano Mammucari, Mauro Uzzeo e Fabrizio Verrocchi c’è la foto di un vero abbraccio scattata al termine di una proiezione durante la SIC 2016, prima che l’era Covid rendesse una scena simile l’emblema di un mondo altro e lontano da ritrovare.

Proprio per questo, l’edizione di quest’anno ha tra gli obiettivi primari quello di «interrogarci, farci delle domande su dove siamo adesso», e in particolare «su cosa sia il cinema oggi» e «quanto siamo cambiati noi nel nostro confrontarci con le immagini», come ha detto la Delegata Generale Beatrice Fiorentino. E parlano non a caso di corpi, di connessioni, di rapporto con lo spazio e il tempo in cui esistiamo, i ventidue lavori (11 lungometraggi e 11 corti) selezionati tra concorso ed eventi speciali.

Una selezione che, ha affermato il Presidente della SIC Franco Montini, conferma l’iniziativa nel suo «compito di ricerca», in contrasto con la «tendenza a celebrare ciò che è già noto» diffusa in molti altri festival odierni. Un obiettivo, quello della SIC, quest’anno inevitabilmente «penalizzato dalla mancanza di tante occasioni di incontro» e dalle «tempistiche rivoluzionate» di altre manifestazioni, con un pensiero particolare rivolto alla Cannes estiva, a causa della quale, confessa Fiorentino, «abbiamo perso dei film che avremmo voluto da noi». Malgrado ciò, risultano particolarmente interessanti e promettenti i titoli annunciati, presentati da Fiorentino e dal team di selezionatori composto da Enrico Azzano, Paola Casella, Simone Emiliani e Roberto Manassero. 

Tra i lungometraggi in concorso, l’italiano Mondocane (di Alessandro Celli), distopia ambientata in una Taranto del futuro, con Alessandro Borghi e Barbara Ronchi. Un film dove, ha anticipato Fiorentino, le «coordinate della città sono riscritte secondo i canoni del genere», con influenze da John Carpenter a Sergio Martino, passando per Il signore delle mosche e Waterworld. Toccando questioni come la crisi ambientale global e il disastro dell’Ilva, unendo intrattenimento e dimensione politica. Il film, prodotto da Groenlandia e Minerva Pictures con Rai Cinema, uscirà in sala il 3 settembre per 01 Distribution.

Alessandro Borghi in Mondocane

Italiano è anche il regista Matteo Tortone, che però dirige un vero e proprio «film del mondo» (ha detto Fiorentino), Mother Lode, co-produzione tra Francia, Svizzera e Italia che mette in discussione (anche) le distinzioni tra cinematografie nazionali, raccontando la storia di un viaggio in Suda America tra pensiero magico e critica al neoliberismo. In concorso anche They Carry Death (Eles transportan a morte), di Helena Girón e Samuel M. Delgado, storia di diverse erranze sullo sfondo delle caravelle di Colombo nel 1492, Erasing Frank (Eltorolni Frankot), di Gábor Fabricius, scontro tra un musicista punk e il regime autoritario dell’Ungheria anni ’80, Detours (Obkhodnniye puti), di Ekaterina Slenkina, riflessione sullo spazio nella Mosca contemporanea.

Completano la selezione dei lungometraggi in gara Zalava, di Arsalan Amiri, ghost-story nell’Iran pre-Rivoluzione Islamica, quasi un cortocircuito tra Shyamalan e Kiarostami, e  The Salamandre (A salamandra), di Alex Carvalho, tratto dal romanzo omonimo di Jean-Christophe Rufin, definito da Fiorentino «un film sul colonialismo attraverso i corpi», con un’interpretazione di Marina Fois che «lascia senza fiato». Apre fuori concorso Karmalink, di Jake Wachtel, ovvero il «primo film di fantascienza cambogiano», afferma Fiorentino. Film di chiusura (anch’esso fuori concorso) La dernière séance, di Gianluca Matarrese, dialogo tra il regista e il suo amante-dominatore che passa attraverso il mondo del bondage e il trauma dell’AIDS.

Presentati inoltre i corti di [email protected], dedicata quest’anno, come il resto dell’edizione, alla regista Valentina Pedicini (scomparsa nel 2020), la quale proprio alla SIC nel 2016 presentò il suo primo corto,  Era ieri, che aprirà fuori concorso lo spazio di quest’anno dedicato al cinema breve. In gara Eva, di Rossella Inglese, Freikörperkultur, di Alba Zari, L’incanto, di Chiara Caterina, Inchei, di Federico Demattè, Luna piena, di Isabella Torre, Notte romana, di Valerio Ferrara e L’ultimo spegne la luce, di Tommaso Santambrogio. Evento di chiusura fuori concorso la proiezione di A Chiara, di Jonas Carpignano, versione breve del film omonimo premiato alla Semaine de la Critique di Cannes 2021.

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