Will Smith confronta Emancipation con Django Unchained e spiega perché rifiutò il film di Tarantino

Will Smith affronta per la prima volta a viso aperto il tema della schiavitù dei neri nel film diretto da Antoine Fuqua

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In quasi 30 anni di carriera, Will Smith non ha mai preso parte ad un progetto che affrontasse a viso aperto il tema della schiavitù. Lo fa per la prima volta con Emancipation, il nuovo film diretto da Antoine Fuqua (Training Day, The Equalizer, I magnifici sette), incentrato sulla storia di Gordon “Whipped Peter” (“Peter il fustigato”), uno schiavo americano divenuto celebre in quanto soggetto di una serie di terribili fotografie ritraenti per la maggior parte la sua schiena completamente ricoperta da cicatrici, frutto di tutte le frustate che aveva ricevuto nella sua vita da schiavo.

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Peter riuscì a fuggire da una piantagione della Louisiana nel 1863 e a guadagnare la libertà raggiungendo un accampamento dell’Unione a Baton Rouge, sempre in Louisiana, dove poi si arruolò per liberare altri americani schiavizzati.

Alla luce della sua partecipazione al progetto (attualmente in fase di riprese in Louisiana), Will Smith si è raccontato in una nuova intervista a GQ nella quale ha messo a confronto Emancipation con Django Unchained di Quentin Tarantino, film che Smith all’epoca rifiutò (gli venne offerta la parte poi andata a Jamie Foxx). Alla base del suo rifiuto ci furono delle differenze creative con Tarantino e riflessioni su come voler rappresentare i neri in determinati contesti

“Ho sempre evitato di fare film sulla schiavitù” ha spiegato Smith“All’inizio della mia carriera… non volevo mostrare i neri sotto quella luce. Volevo essere un supereroe. Quindi volevo rappresentare l’eccellenza nera accanto alle mie controparti bianche. Volevo interpretare ruoli che avresti dato a Tom Cruise. E la prima volta che l’ho considerato è stato Django. Ma non volevo fare un film sulla schiavitù e sulla vendetta”.

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Diversi anni dopo l’uscita di Django, Smith ha rivelato che voleva che il film fosse più una storia d’amore che una storia di vendetta, un cambiamento tematico che alla fine si è dimostrato troppo grande da superare con Tarantino.

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“Emancipation è diverso” – continua a raccontare l’attore a GQ, affermando che sarebbe un disservizio pensarlo come un “film sulla schiavitù” –  “Sarà un’epopea alla David Lean con il sapore di un film d’azione. Più Apocalypto che 12 Anni Schiavo. La storia stessa non riguarda (solo) la violenza disumanizzante della schiavitù, ma anche la perseveranza”. È una storia difficile da raccontare, ancora più difficile da raccontare bene, ed esattamente il tipo di racconto che, in questo frangente della sua vita e della sua carriera, il cinquantatreenne Smith desidera ardentemente far conoscere al mondo.

“È un film sull’amore e sulla potenza dell’amore dei neri”, ha concluso Smith. “Qualcosa con cui potevo spaccare. Volevamo fare una storia su come l’amore nero ci rende invincibili”.