LE ULTIME COSE: LA RECENSIONE

Tre storie ambientate a Torino, legate tra loro da un luogo, il banco dei pegni: va da sé che il tema de Le ultime cose di Irene Dionisio, presentato all’ultima Mostra di Venezia nella Settimana della Critica, sia la crisi economica. Il giovane Stefano (il bravo Fabrizio Falco) è stato appena assunto al Banco, ma le aspettative per il nuovo lavoro si devono subito scontrare con il cinismo dell’esperto Sergio (Roberto De Francesco); il trans Sandra (Christina Rosamilia) è stato appena respinto dai genitori e si trova costretto a cedere quel poco che ha per potersi mantenere; Michele (Alfonso Santagata) è un pensionato che si fa aiutare dal cognato per pagare un debito, ma rimane così intrappolato a dover aiutare chi lucra sulle disgrazie dei debitori.

Nonostante l’intento nobile, Le ultime cose è pieno di difetti di cui alcuni cineasti italiani faticano a liberarsi: lo sguardo è schematico, fin dalle prime scene lo spettatore intuisce chi siano i buoni e chi siano i cattivi, e soprattutto con chi si è costretti a empatizzare. Non c’è respiro, non ci sono sfumature nei caratteri dei personaggi. La regista impone immediatamente il suo punto di vista, manifestando subito ed esplicitamente la sua indignazione per l’universo che vuole raccontare. In questa umanità umiliata, offesa e abbandonata non si sente verità, perché è assente l’altro lato della medaglia, quello più oscuro che appartiene inevitabilmente anche a chi si trova dalla parte della ragione. Inoltre, il film è tecnicamente approssimativo: la regia sembra essere la stessa di una soap italiana, forse proprio perché abbandonata a sé, schiacciata dalla preminenza del messaggio. Ma così tutto appare macchiettistico e, a volte, involontariamente comico, come per esempio nella sottolineatura musicale di alcune situazioni che risultano più vicine a una commedia degli equivoci che a un film drammatico di riflessione sociale.

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