Matrix Resurrections, la recensione

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The Matrix Resurrections

IL FATTO – Sono passati vent’anni da Matrix Revolutions e Neo (Reeves) è tornato a un’apparente normalità come Thomas A. Anderson. Thomas è in analisi da un terapeuta (Harris) che gli prescrive pillole blu perché possa distinguere la realtà dalle strane immagini che lui vede nei suoi sogni a occhi aperti.

Thomas incontra anche Tiffany, una donna che sembra Trinity (Moss), ma nessuno dei due riconosce l’altro. Sarà una versione alternativa di Morpheus (Abdul-Mateen II) a offrire a Thomas la pillola rossa che riapre la sua mente, facendolo tornare al mondo di Matrix per riprendere la lotta contro un nemico sempre più pericoloso.

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L’OPINIONE – Una delle trovate più divertenti è lo sberleffo di Lana Wachowski alla produzione: nel film Thomas Anderson è infatti il creatore del videogame di fama mondiale The Matrix, di cui ha già firmato tre capitoli.

La Warner Bros. vuole che se ne realizzi una quarta parte, lui sarebbe contrario, così assistere al brainstorming con i suoi collaboratori è una satira che non ha bisogno di spiegazioni. La chiacchieratissima assenza di Laurence Fishburne, che era il Morpheus originale, è spiegata perfettamente nel corso della narrazione (anche se immaginiamo che l’attore non abbia gradito lo stesso), mentre i problemi sorgono verso metà film.

La sceneggiatura firmata da Lana Wachowski con David Mitchell (autore del romanzo Cloud Atlas da cui le Wachowski avevano tratto il film omonimo) e Aleksandar Hemon (i due insieme erano responsabili del finale di serie di Sense8), si inviluppa in una costruzione a scatole cinesi che obbliga i protagonisti a lunghi “spiegoni”.

Tutto questo ovviamente rallenta l’azione, privilegiando troppo spesso una contorta narrazione pseudo-scientifica rispetto alla pur sempre eccelsa visualizzazione del mondo della matrice, contrapposto alla realtà in cui vivono gli umani che se ne sono liberati. Le novità sono comunque affascinanti e “spoilerarle” sarebbe un crimine.

SE VI È PIACIUTO GUARDATE ANCHE – L’ammiccamento al videogame fa pensare al divertente Free Guy – Eroe per gioco (2021) di Shawn Levy, con Ryan Reynolds/Guy ideale punto d’incontro tra Keanu Reeves/Neo in The Matrix e Jim Carrey/Truman in Truman Show (1998) di Peter Weir.

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