The Last Duel, recensione del film di Ridley Scott

Il film con Matt Damon, Ben Affleck, Adam Driver e Jodie Comer racconta una storia realmente accaduta

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The Last Duel
Adam Driver/Jacques LeGris e Matt Damon/Jean de Carrouges in The Last Duel (Patrick Redmond)

Basato sul volume di Eric Jager The Last Duel: A True Story of Trial by Combat in Medieval France, dedicato all’ultimo duello giudiziario ufficialmente riconosciuto che sia stato combattuto in Francia, The Last Duel porta su grande schermo il trial by combat del 29 dicembre 1386.

I duellanti in questione sono il cavaliere Jean de Carrouges (Damon) e lo scudiero Jacques Le Gris (Driver), accusato dal cavaliere di aver violentato sua moglie Marguerite de Carrouges (Comer). La narrazione è strutturata come un resoconto dei rapporti precedenti tra i protagonisti fino ad arrivare allo stupro, il tutto secondo tre diverse “Verità”: il primo capitolo è la verità di Jean, il secondo quella di Jacques e il terzo quella di Marguerite, che una dissolvenza nella didascalia trasforma ne “La Verità”.

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Il ritorno di Ridley Scott al film in costume è l’occasione per ricostituire la coppia di attori/sceneggiatori formata da Matt Damon e Ben Affleck (premiati con l’Oscar per la scrittura di Will Hunting – Genio ribelle) che, insieme a Nicole Holofcener (nomination all’Oscar per la sceneggiatura di Copia originale), hanno adattato per il grande
schermo il testo di Jager.

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Da notare che Damon e Affleck hanno demandato la scrittura del terzo capitolo a Nicole Holofcener, per avere un approccio più femminile alla narrazione. La scelta di mostrare diversi punti di vista ricorda immediatamente Rashomon di Akira Kurosawa, anche se sarebbe più corretto parlare di “Effetto Rashomon”, perché la narrazione cinematografica di Scott sottolinea la soggettività della percezione sul ricordo.

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Senza dubbio, pur senza esplicite denunce, il regista ha realizzato un film intimamente femminista, facendoci rabbrividire quando mostra come lo stupro non fosse considerato all’epoca un crimine contro la vittima, ma solo un attentato alla “proprietà del marito”. Il pensiero non può che andare alla funesta attualità di una simile perversione, tuttora alla base di tanti misfatti contemporanei.

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Anche se il film non ha alcuna relazione con I duellanti (1977), esordio alla regia di Ridley Scott basato sul racconto Il duello di Joseph Conrad, rivedere oggi il primo tassello della filmografia del maestro è un piacere necessario.