Tom & Jerry – La recensione

I cartoons non invecchiano, basti pensare a Biancaneve e i sette nani per capire che pochi film live-action del 1937 hanno mantenuto oggi lo stesso appeal di quel primo lungometraggio animato. Detto questo, i progressi tecnici hanno però aperto nuove frontiere espressive, che permettono lo svecchiamento dei personaggi classici del cartooning, senza tradirne le caratteristiche fondanti.

È il caso del film diretto da Tim Story (I Fantastici 4, lo Shaft del 2019) che riprende la celeberrima coppia di nemici-amici creata da William Hanna (1910 – 2001) e Joseph Barbera (1911 – 2006) e da loro diretta in ben 114 cortometraggi dal 1940 al 1958, prima di passare la mano ad altri autori. Questo esempio di felice innovazione è anni luce lontano dalle precedenti incursioni dei due personaggi nel mondo degli umani, quando il topolino Jerry ha danzato con Gene Kelly in Due marinai e una ragazza (1945), per poi nuotare, insieme al gatto Tom, con Esther Williams, in Dangerous when wet (1953).

Il tono diverso si percepisce fin dalla prima sequenza: in un volo d’uccello sopra New York partono le note di basso del classico rock Walk on the Wild Side di Lou Reed, ma è il sampler con cui A Tribe Called Quest apre il brano hip hop Can I Kick It. Allo stesso modo il film miscela animazione classica e riferimenti contemporanei con gag che vedono, senza soluzione di continuità, Tom & Jerry riproporre una lettura del loro corto premiato con l’Oscar A Cat Concerto (1947) e fronteggiare una banda di gatti randagi che citano una scena madre dei Guerrieri della notte (1979) di Walter Hill. Si può poi godere il cammeo di Droopy in versione Hannibal Lecter e ammirare Tom che costruisce una surreale trappola per Jerry degna delle folli invenzioni disegnate da Rube Goldberg (1883 – 1970).

Gli umani interagiscono qui perfettamente con i cartoon come in Chi ha incastrato Roger Rabbit e, per il pubblico italiano, c’è la sorpresa dell’apparizione di Paolo Bonolis nella scena del matrimonio.

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