Suspiria, l’omaggio cinefilo di Guadagnino

Suspiria

Suspiria, Italia, Usa 2018 Regia Luca Guadagnino Interpreti Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Lutz Ebersdorf, Jessica Harper, Chloë Grace Moretz, Angela Winkler Distribuzione Videa Durata 2h e 32′

In sala dal 01 gennaio

LA STORIA – Avvalorate ogni sospetto o voi ch’entrate. Perché come si presumeva, il Suspiria di Guadagnino sta praticamente all’opposto (per qualche verso) dell’operazione di allora di Dario Argento. Tanto quella era iper-moderna, elettrica, isterica, avulsa (apparentemente) da ogni collegamento con la cronaca, tanto questa è sinuosa, estetizzante, volutamente agganciata alla storia contemporanea. Siamo nel 1977 nella Berlino divisa (non più dunque Friburgo), con le manifestazioni per la liberazione dei membri della Baader Meinhof incarcerati a Stammheim all’apice e con la Germania del passato che ancora incombe (il nazismo, la guerra, i campi di concentramento). Da una comunità hamish dell’Ohio, la aspirante ballerina Susie viene accolta in una particolare scuola di danza contemporanea, tutta al femminile, appena turbata dalla scomparsa della studentessa Patricia. Per molti la causa si cela nelle sue simpatie politiche estremiste, ma il suo psicologo e qualche compagna non ci credono. E indagano.

L’OPINIONE – L’eccessiva lunghezza (due ore e mezza!) di Suspiria indubbiamente nuoce a un omaggio cinefilo che alterna preziosità di ambientazione (con una Germania ritrovata a Varese!) e atmosfera (vecchi mobili, oggetti di modernariato, parquet che scricchiolano), flash visivi capaci di turbare anche il più assuefatto dei fan dell’horror (anche se i più ortodossi avranno qualcosa a che ridire), persino coreografie studiate e vibranti quasi di violenza, a digressioni che fan perdere il ritmo, più un’apoteosi decisamente un po’ troppo kitch. In ogni caso non crediate di sapere tutto basandovi sulla “vecchia” gloriosa prima terrificante avventura delle Tre Madri, qui gli sviluppi divergono. Tra gli attori, la bellezza e l’energia delle giovani Dakota Johnson, Mia Goth e una Chloe Grace Moretz un po’ sacrificata (letteralmente) si contrappone alla ieratica presenza di una statuaria Tilda Swinton (in triplice ruolo), con le fassbinderiane Angela Winkler e Ingrid Caven a corredo, più il ritorno della protagonista di allora Jessica Harper in un cameo curioso.