The Last Duel, intervista a Jodie Comer, la donna della verità

Tra i tre protagonisti maschili di The Last Duel è l’attrice inglese a venire fuori prepotentemente, tratteggiando un personaggio potente e appassionato

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Jodie Comer

28 anni, britannica nata a Liverpool, Jodie Comer dalle rive del Mersey, il fiume che bagna la città portuale che diede i natali ai Beatles, come i suoi quattro ben noti concittadini sta andando rapidamente alla conquista del mondo.

Aspirante ballerina, è approdata alla recitazione quasi per caso, e per fortuna, dato che nella sua breve carriera ha già dimostrato di essere un talento naturale vincendo un Emmy per la sua interpretazione della killer psicopatica Oksana Astankova nella serie Killing Eve.

Sul grande schermo è stata la madre della Jedi Rey in Star Wars: the Rise of Skywalker, e ha tenuto compagnia al pubblico italiano quest’estate, in compagnia di Ryan Reynolds, in Free Guy.

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La consacrazione gliel’ha offerta però Ridley Scott, offrendole il ruolo cardine di Marguerite in The Last Duel, la donna della verità e della giustizia. Un’interpretazione in cui si è dovuta calare soprattutto nei sentimenti di una giovane sposa nella Francia del 1300 che si trova al centro di un caso di stupro realmente accaduto e documentato.

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Abbiamo incontrato Jodie Comer poco prima dell’anteprima mondiale di The Last Duel alla Mostra del cinema di Venezia, per farci raccontare qualcosa del suo personaggio.

Jodie Comer, la ricerca di giustizia di Marguerite passa attraverso i diversi punti di vista del racconto. Come avete trattato queste sfumature girando le stesse scene più volte?

Abbiamo riflettuto molto e siamo stati molto attenti. La seconda scena della violenza sessuale, quella vista dal punto di vista di Marguerite è girata in maniera completamente diversa, perché dal punto di vista di Le Gris non si tratta di uno stupro, ma solo di un po’ di resistenza perché lei è sposata.

Jodie Comer – Credits_La_Biennale_di_Venezia_-_Foto_ASAC_ph_G_Zucchiatti

Abbiamo ragionato molto sul contrasto anche con altre scene, in cui Le Gris tratta le donne come oggetti in maniera giocosa, e con Marguerite era convinto si trattasse della stessa cosa, ma non era così.

Il film è anche una riflessione sulla natura stessa dell’amore, nel XIV secolo ma anche nel mondo contemporaneo.

Assolutamente. Marguerite ovviamente non era innamorata quando si è sposata, anzi, era una donna annoiata. Abbiamo parlato a lungo di questo aspetto, credo ci fosse una sorta di rispetto da parte sua perché lui la manteneva economicamente, ma era allo stesso tempo anche spaventata da quest’uomo.

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L’unico amore della sua vita è stato certamente quello per la sua bambina, perché naturalmente non c’era neanche da parte di Le Gris il cui unico desiderio era quello di possederla sessualmente. L’unica cosa certa è la verità, ed è quella di Marguerite, che vi si aggrappa a rischio della vita.

Lei riesce sempre a essere molto vera nel tratteggiare i suoi personaggi. Quali sono gli elementi che indirizzano le sue scelte?

Credo sia istinto, ma anche integrità. In questo caso l’idea di poter raccontare il punto di vista di questa donna mi ha senz’altro spinto ad accettare. C’è poi un altro fattore, che è proprio il lavoro sul set.

Non amo lavorare su un personaggio costruendolo prima, mi piace potermi confrontare giorno per giorno, con gli altri attori, il regista, gli sceneggiatori, e costruirlo giorno per giorno.

Avere la possibilità di lavorare a un progetto di questa portata e con questi nomi coinvolti, potere addirittura partecipare alle riunioni di sceneggiatura con Matt Damon, Ben Affleck e Nicole Holofcener mi ha fatto crescere e soprattutto mi ha fatto trovare la mia voce, e di questo sono enormemente grata.

Matt Damon, Jodie Comer, Ben Affleck

La struttura del film le ha permesso di interpretare il suo personaggio in tre modi completamente diversi. Come ha costruito le tre Marguerite?

Credo che la parte più insidiosa del ruolo fosse proprio questa, esprimere reazioni che gli uomini pensavano di avere visto, quindi ogni scena che è stata girata da un punto di vista differente correva il rischio di sembrare ambigua per le emozioni contrastanti che doveva esprimere Marguerite.

E se i suoi sentimenti nei confronti del marito erano chiarissimi, per quanto riguardava Le Gris bisognava che lui credesse che ci fosse un’attrazione, e quando avevo qualche dubbio potevo sempre fare affidamento sulla sceneggiatura.

Quanto si è portata dietro di Marguerite?

Sul set sono sempre nel personaggio, e in un film come questo il mio lavoro viene reso più semplice dall’aiuto che mi viene dato dai professionisti che sono al mio fianco, grazie ai costumi, alle scenografie, al trucco, che mi hanno fatto immergere nella realtà del XIV secolo.

Ogni attore ha il suo metodo, io sono stata Marguerite per tutta la lavorazione, per poi uscirne completamente una volta finite le riprese, per poi voltare pagina e diventare qualcun’altra.

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