“È ARRIVATA MIA FIGLIA”: INTERVISTA AD ANNA MUYLAERT, REGISTA DEL FILM PREMIATO A BERLINO

the second mother.Raccontare il cambiamento sociale e politico del Brasile attraverso la vita di una domestica è possibile? Secondo Anna Muylaert sì e ci riesce con la grazia e il giusto equilibrio tra toni drammatici e comici inÂ È arrivata mia figlia, quarta pellicola di una cineasta entusiasta e determinata che ha impiegato vent’anni per dare vita ad una storia che l’ha accompagnata per due decadi e l’ha portata a vincere il Premio del Pubblico all’ultima Berlinale. Con un’esordio come critica cinematografica la Muylaert è presto passata dietro la macchina da presa, realizzando corti e scrivendo copioni per programmi culturali del piccolo schermo brasiliano, fino al suo esordio con il lungometraggio del 2002 Durval Discos che ha segnato l’inizio di una fortunata carriera in patria, dove i suoi lavori sono stati premiati con alcuni dei più importanti riconoscimenti del cinema sudamericano, che l’ha presto portata a collaborare, in veste di sceneggiatrice, con la HBO per due serie tv, Filhos do Carneval e Alice.

In È arrivata mia figlia la regista parte dal particolare, rappresentato dalla storia personale di Val (una straordinaria Regina Casé premiata per la sua interpretazione al Sundance Film Festival), domestica in una famiglia della borghesia brasiliana che vede messa in discussione la sua vita dopo essersi ricongiunta con la figlia Jéssica (Camila Márdila) che non vedeva da tredici anni, all’universale, mostrando attraverso lo scontro di due opposte visioni della vita (quelle di madre e figlia) il cambiamento stesso del Brasile, ancora in bilico tra due realtà che faticano a trovare un punto d’incontro. Per farlo la Muylaert sfrutta l’apparente sfrontatezza di Jéssica per scardinare nella madre, e quindi nella vecchia mentalità del Paese, una serie di schemi entro i quali è intrappolata, descrivendo, al tempo stesso, l’ipocrisia insita nella borghesia. Tutto questo ci viene raccontato con delicatezza e una buona dose di ironia, sottolineata dall’interpretazione di Regina Casé, attrice capace di costruire un personaggio, quello dell’energica ed irresistibile domestica Val, incredibilmente reale, lavorando sui dettagli delle espressioni e dei gesti. Abbiamo intervistato la regista Anna Muylaert in questi giorni in Italia per presentare la sua ultima pellicola, nelle nostre sale grazie alla BIM Distribution.

the-second-motherÈ arrivata mia figlia si può definire un film sociale e politico nel quale mostra la differenza tra il vecchio e in nuovo Brasile grazie alle figure di Val e Jéssica. Quando ha iniziato a pensare al soggetto della pellicola?

Ho iniziato a lavorare su questo film vent’anni fa, quando è nato mio figlio. Volevo già affrontare questi temi, tanto che il titolo della prima stesura era La porta della cucina, però il film aveva più una connotazione di realismo fantastico. Ho pensato che per me sarebbe stato troppo difficile realizzarlo, e mi sono dedicata a film minori, ho fatto altri lavori e otto anni fa ho ripreso in mano questa sceneggiatura e l’ho un po’ semplificata. A quel punto è entrata la figura di Jessica, che nella prima versione era diversa, era la tipica figura della figlia della donna di servizio che arriva a San Paolo per fare la manicure. Dopo Lulainvece la società brasiliana ha subito un mutamento e quindi   questo cliché non andava più bene, non rispecchiava più la realtà e non volevo neanche il classico happy ending. La svolta è arrivata sei mesi prima dell’inizio delle riprese, quando ho avuto l’idea che la ragazza venisse a San Paolo per studiare architettura. Questa è stata una svolta sia a livello drammaturgico sia per la sua connotazione più vicina alle politiche sociali del paese.

Per i due personaggi principali, Val e Jéssica, ha trovato ispirazione in persone incontrate nella sua vita?

Sì, per Val mi sono ispirata a una tata che c’era a casa di mia madre che come lei era obbediente ma sempre di cattivo umore e sembrava fosse la padrona di casa. Per Jessica è stato più difficile, una lotta, perché volevo abbandonare il cliché della classica figlia della domestica pre Lula e alla fine ho preso ispirazione da un regista del Pernambuco, uno stato molto povero del Nordest ma intellettualmente molto sviluppato che ha anche dato i natali a Lula . Questo regista, Claudio Assis, è come Jessica, molto ribelle. Mi sono ispirata anche a delle domestiche e ragazze che ho avuto in casa, che, come Val, hanno lasciato i figli lontano. Questa purtroppo è una storia molto comune da noi.

è arrivata mia figliaNel film si avverte molta improvvisazione, specie nel personaggio di Val. Come lavora con gli attori?

Solitamente scrivo la sceneggiatura ma chiedo agli attori che non la imparino a memoria perché mi piace che ci sia un po’ di improvvisazione quando arriviamo sul set, ma che sia sempre un’improvvisazione controllata. Quando scelgo gli attori cerco artisti capaci di improvvisare perché ci sono attori che sono autori e attori che sono interpreti. Nel caso di Lorenço Mutarelli, l’attore che interpreta il padre Carlos, si tratta di uno scrittore che a volte fa l’attore e ha questa capacità. Poi faccio delle prove con i personaggi ma non fino alla scena conclusiva, perché mi piace arrivare sul set con la scena ancora incompleta. Regina Casé è un’attrice molto famosa ma non recitava da quindici anni perché ha un suo programma tv, come quello di Oprah, perciò le dicevo di non imparare a memoria ma ad un certo punto era stanca e arrivava sul set con la parte imparata a memoria perché non ce la faceva più a fare come le chiedevo. Aveva da poco adottato un bambino e ha scelto di prendere parte al film perchè credeva molto nel suo personaggio.

The second motherNel film ci sono molti riferimenti visivi alla musica rock ma anche melodie classiche brasiliane. Come ha lavorato alla colonna sonora?

Amo moltissimo la musica e in tutti i miei film ha un ruolo molto importante. In Durval Discos, il primo film che ho fatto, ad esempio, il protagonista lavora in un negozio di dischi. Questo è forse il mio film meno musicale, la musica non ha un ruolo da protagonista. Ci sono in tutto cinque entrate musicali per le quali ho chiamato due autori del Pernambuco a comporre le musiche, Fabio Trumer e Victor Arauzo. Poi ci sono i riferimenti culturali di una élite, come quello durante la festa dove Val serve le tartine e in sottofondo c’è Aguas du Março che crea un contrasto tra questo suo essere trasparente agli occhi degli ospiti e questa musica rappresentativa di una élite culturale brasiliana.

Ha iniziato come critico cinematografico. In questi anni ha notato dei cambiamenti nel modo di fare critica anche grazie ad internet? Legge le recensioni dei suoi film?

 Si, ormai chiunque è critico con internet ma questo porta ad una perdita di profondità e di potere di ogni singola critica. Leggo tutto, sono sempre la prima a leggere le recensioni dei miei film (ride ndr).

Manuela Santacatterina

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