“ANIMALI FANTASTICI E DOVE TROVARLI”: TUTTI I SEGRETI DEL SET

«Spegnete gli smartphone. Una volta varcata questa porta non potrete fare alcun tipo di fotografia». Un silenzio surreale, sguardi furtivi, poche parole, nessuna indicazione precisa. Nei lunghi corridoi dei Pinewood Studios, a Londra, l’atmosfera è piuttosto tesa. È la prima volta che un gruppo di giornalisti viene portato sul set di Animali fantastici e dove trovarli e non tutti sono contenti. Anzi. La consegna? Rivelare poco. Se possibile, nulla.

Ecco cosa abbiamo scoperto sulla nuova trilogia di J.K.Rowling in sala dal 17 novembre!

HARRY, SCAMANDRO & EDDIE

«Quindi cercate di non farmi domande troppo precise sulla trama, d’accordo?», ride Eddie Redmayne, seduto in uno stanzino vicino al set, «perché non so proprio cosa posso dire. Mi sto muovendo su un campo minato, non sono a mio agio…». Può sembrare tutto esagerato, ma non lo è. Animali fantastici e dove trovarli non è un semplice film, è il ritorno in un mondo – quello di Harry Potter – che a cinque anni dall’ultimo film, I Doni della Morte – Parte 2, ha lasciato un’eredità di quasi otto miliardi di dollari, ma soprattutto ha lasciato orfani milioni di fan di un franchise formidabile. «Lo so, lo so», alza le spalle Redmayne, «la pressione è già tanta, non serve che me lo ripetiate. Nessuno vuole passare alla storia come quello che ha rovinato la saga di Harry Potter». Osservando l’attore muoversi sul set pochi minuti dopo, non sembra esserci alcun pericolo: chiuso nel suo elegante cappotto turchese cucitogli su misura da una signora di nome Colleen Atwood – tre Oscar vinti e tutti i look di Johnny Depp da Edward mani di forbice in poi – Redmayne è letteralmente diventato Newton Artemis Fido Scamandro. Classe 1897, Scamandro faceva la sua prima apparizione nel quinto capitolo di Harry Potter e la pietra filosofale, dipendente del Ministero della Magia nonché famoso magizoologo, ovvero studioso delle creature magiche, le stesse che poi catalogò nel suo Gli animali fantastici: dove trovarli (pubblicato nel 2001 da Salani in Italia), testo obbligatorio per gli studenti di Hogwarts che Harry, Ron e Hermione si ritrovarono in classe il primo anno mezzo secolo dopo: 1° settembre 1991.

DA HOGWARTS ALL’ AMERICA

«Tutto vero, ma nonostante i rimandi e i legami, ci tengo a dire una cosa: questo non è un film di Harry Potter», spiega deciso David Heyman, il produttore dietro agli otto film del franchise. «Qui c’è un mondo completamente diverso, entriamo in un’altra dimensione, anche perché Joanne (Rowling, nda) per la prima volta è l’autrice della sceneggiatura. Prima erano solo adattamenti dai suoi libri». Altra differenza: qui c’è l’America. Se Harry Potter, Hogwarts, il binario 9¾ di King’s Cross e perfino la casa di Privet Drive erano il simbolo della britishness, qui Scamandro sarà «an englishman in New York», un ragazzo di ventinove anni in trasferta negli Stati Uniti del 1926, terra di emigranti e frontiere. «Su questo tema abbiamo fatto una lunga riflessione con Eddie e David (Yates, il regista, nda) prima di cominciare a girare», rivela la costumista Atwood, «perché Newt è inglese e dev’essere evidente non solo nei comportamenti e nell’accento, ma anche nel vestire». Per spiegare meglio il lavoro che sta facendo su Animali fantastici e sui due sequel che arriveranno nel 2018 e nel 2020, l’artista americana ci conduce in un enorme tendone dove sono ammassati migliaia di vestiti, scarpe, cappelli, oggetti, tutti rigorosamente degli anni Venti, originali, con ancora addosso la puzza di passato. «Per far apparire le cose reali, serve la realtà, no?», ironizza la Atwood.

GLI ANIMALI FANTASTICI

Poco dopo, muniti di elmetto e badge, arriviamo sul set a cielo aperto dov’è stata perfettamente ricostruita la New York del 1926. Strade, case, intere vetrine di negozi con prodotti finti e decorazioni curatissime per un tuffo nel passato che lascia sbalorditi. C’è anche una gigante ricostruzione del MACUSA, il Congresso Magico degli Stati Uniti, la versione americana del Ministero della Magia. Sembra già tutto pronto per diventare un parco di divertimenti, un nuovo mondo ancora tutto da sognare. «Venite, c’è ancora un’ultima cosa da vedere», incalza l’addetto stampa della Warner Bros. «Cosa? Gli animali fantastici». In un’ala degli Studios, in fondo a un corridoio, arriviamo così davanti a una stanza chiusa a chiave. «Una volta varcata questa porta non potrete fare alcun tipo di fotografia». Quello che abbiamo visto subito dopo è il motivo per cui non vediamo l’ora che arrivi il 17 novembre.

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