Bif&st 2015: Andrzey Wajda, il cinema e la censura

Andrzey Wajda, Palma d’oro a Cannes nel 1981 per L’uomo di ferro e premio Oscar alla carriera nel 2000, è stato uno dei grandi autori europei a essere saliti sul palco del teatro Petruzzelli di Bari durante il Bif&st 2015 per tenere una lezione di cinema.

Un’emozionante master class preceduta dalla proiezione di Katyn, pellicola del 2007 che racconta una pagina dolorosa della storia polacca, quella dell’eccidio nel 1940 per ordine di Stalin di 22.000 ufficiali e soldati polacchi, tra cui il padre stesso del regista, nella foresta di Katyn.
Parte proprio da qui il discorso di Wajda, che definisce Katyn «un’opera che parla della guerra e di come ci ha condizionati e ultimo film della scuola polacca ». Una scuola che ha cercato la forma cinematografica per portare la Storia sul grande schermo, ispirandosi al neorealismo italiano, che «ci apriva gli occhi su un mondo differente, un cinema vero, sincero e personale ».

Ma se Katyn è stato realizzato «nel tempo della libertà di parola », così non è stato in passato per le opere prodotte durante il periodo comunista. Per raccontare i fatti aggirando le forbici della censura c’era un’unica soluzione: parlare attraverso «immagini che toccavano lo spettatore, perché la censura agisce soprattutto sulla parola, come tutte le ideologie. La nostra intenzione era che il pubblico capisse ciò che volevamo dire attraverso le immagini, perché dopotutto il cinema è arte dell’immagine ».

 Sergio Lorizio

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