“BLACK MASS”: IL VOLTO MALEFICO DI JOHNNY DEPP

Johnny Depp è tornato. Questa è la nota più lieta di Venezia 72 dopo le prime tre giornate. Nella sua quarta prova da gangster, dopo Donnie Brasco, Blow e Nemico pubblico, è possibile ammirare nuovamente la potenza espressiva di un attore fenomenale, che dopo lo Jack Sparrow de La maledizione della prima luna era diventato vittima del gigionismo dei suoi personaggi, quasi tutti eccessivamente caricati e macchiettistici (Dark Shadows, The Lone Ranger, Mortdecai, per citare solo alcuni esempi). Black Mass è un gangster movie alla vecchia maniera, classico, solido, supportato dalla regia elegante ed essenziale di Scott Cooper, e da enormi prove recitative: oltre a Depp, sarà difficile dimenticare il bellissimo personaggio di John Connolly, l’agente FBI amico d’infanzia di James “Whitey” Bulger, il capo della malavita di Boston, che regnò incontrastato nella capitale del Massachusetts tra gli anni Settanta e gli anni Novanta. Cooper evita le scorciatoie del biopic più convenzionale, portando lo spettatore direttamente dentro la banda di Bulger, all’interno dei controversi rapporti con i suoi uomini e i nemici, senza risparmiare i metodi crudi e violenti con i quali il boss regolava i conti.

Il punto nevralgico del film è il rapporto tra Bulger e Connolly, entrambi provenienti dalla strada, portatori di un’etica criminale ma romantica, virile ma talvolta vulnerabile, per la quale la vigliaccheria e il tradimento sono gli unici veri peccati mortali. Proprio, l’amicizia con Connolly permette a Bulger di operare sempre nell’ombra, di commettere le peggiori nefandezze quando nessuno può vederlo. Il regista, però, non ritrae un gangster dal cuore tenero, tutt’altro: a differenza dell’altrettanto indimenticabile John Dilinger di Nemico pubblico, “Whitey” Bulger è spietato, aspro, malvagio. Non empatizza con nessuno, non ha pupilli con i quali instaurare un rapporto paterno, non prova nessuna pietà nei confronti di chi potrebbe mettere a repentaglio il suo potere, il controllo del suo territorio. Siamo lontani da ogni pericolo di attrazione e fascinazione per il lato oscuro: in Black Mass, Johnny Depp è la maschera del Male, quel Male che forse non ha mai incarnato con tanta adesione.

Emiliano Dal Toso

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