CENT’ANNI DI CHARLOT: “TEMPI MODERNI” TORNA AL CINEMA

In occasione dei cent’anni dalla prima apparizione del celebre personaggio di Charlot, Tempi Moderni torna al cinema completamente restaurato dalla Cineteca di Bologna

tempi moderniTempi Moderni, capolavoro di Charlie Chaplin, uscito nel 1936, oltre che raccontare l’alienazione dell’essere umano schiavizzato dai ritmi forsennati delle fabbriche di inizio ‘900, è ricordato per essere l’ultima apparizione del celebre e poetico personaggio di Charlot che proprio cent’anni fa, nel 1914, indossò per la prima volta bombetta e bastone nello short comico Kit Auto Races at Venice. Per l’appunto un anniversario importante a cui la Cineteca di Bologna ha dedicato retrospettive ed eventi durante tutto il 2014, culminando questi giorni con l’arrivo in sala proprio di Modern Times. La versione cinematografica del film, completamente restaurata, verrà proiettata in alcuni cinema italiani ogni lunedì e martedì di dicembre, accompagnata, tra l’altro, dalla pubblicazione italiana del romanzo Footlights, scritto da Chaplin e base per il suo ultimo film Le Luci della Ribalta nel 1952.

L’opera tornerà al cinema con una colonna sonora del tutto rimasterizzata, grazie ad una nuova incisione composta proprio da Chaplin e adesso introdotta nella pellicola, dopo che la famiglia dell’artista non aveva mai dato il permesso per la sostituzione della traccia originale. La nuova partitura, invece, è realizzata dall’Orchestra NDR Radiophilmarmonie di Hannover, diretta dal Maestro Timothy Brock.

L’idea di Tempi Moderni nacque molto prima del ’36, infatti Chaplin rimase assolutamente stupito dalla visita delle fabbriche Ford nel ’23 – in cui le catene di montaggio e le macchine stavano pian piano sostituendo l’individualità dell’uomo – tanto da sviluppare successivamente il progetto, abbracciando così sia l’avvento del sonoro che la crisi economica del 1929.

tempi moderniInizialmente pensato per essere un film totalmente parlato, Tempi Moderni divenne l’ultima pellicola di Chaplin semi-muta, in quanto le voci furono solo quelle degli altoparlanti e delle radio, fino alla conclusiva e memorabile Je cherche après Titine cantata da Charlot, prima del perfetto e memorabile finale: quella camminata, mano per mano con la Monella interpretata da Paulette Goddard, sfumata nel nero del fatidico The End, simbolo dell’apertura al futuro da parte della dignità di un uomo che, nonostante le difficoltà, continua a coltivare la speranza di un domani migliore. Speranza che, come in questo caso, è il trampolino verso un cambiamento stilistico, narrativo e metaforico completamente differente dal marchio di fabbrica di uno dei più importanti autori del XX Secolo che con il suo passo inconfondibile e le buone maniere, rappresentava la malinconica dei più deboli, inghiotti da una società sempre più plastificata, capace di giocare con il mondo come fosse una gigantesca ma fragilissima palla.

Damiano Panattoni

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