Ciak Bizarro: 50 anni senza Totò

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Ci siamo: le celebrazioni dedicate a Totò, scomparso da questo mondo fisicamente il 15 aprile del 1967, troveranno in questa settimana la loro massima evidenza. Dopo la bizzarra iniziativa, su proposta di Renzo Arbore, della laurea in discipline della Musica e della Spettacolo (in realtà un attestato che ha testimoniato l’omaggio del mondo accademico della Università Federico II di Napoli, essendo le lauree post mortem vietate dal Miur), sono previste pubblicazioni assortite (riedizioni e nuovi titoli), trasmissioni televisive,  iniziative del Comune di Napoli che dedica ad Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, in arte Totò, l’edizione 2017 del “Maggio dei Monumenti”, lo sviluppo dei lavori per poter completare il Museo all’artista dedicato e tanto altro ancora.

A noi piace ricordarlo attraverso le parole espresse su di lui da due grandi del nostro cinema, Federico Fellini (col quale Totò avrebbe tanto voluto lavorare) e Pier Paolo Pasolini, che lo volle, tra il 1966 e il 1967, come protagonista di un memorabile film (Uccellacci e uccellini) e di altri due altrettanto riusciti cortometraggi (La terra vista dalla Luna e Che cosa sono le nuvole?).

Federico Fellini :“Il sentimento di meraviglia che Totò comunicava era quello che da bambini si prova davanti a un evento fatato, alle incarnazioni eccezionali, agli animali fantastici; la giraffa, il pellicano, il bradipo; e c’era anche la gioia e la gratitudine di vedere l’incredibile, il prodigio, la favola, materializzati, reali, viventi, davanti a te. (…) Quella faccia improbabile, una testa di creta caduta in terra dal trespolo e rimessa insieme frettolosamente prima che lo scultore rientri e se ne accorga; quel corpo disossato, di caucciù, da robot, da marziano, da incubo gioioso, da creatura di un’altra dimensione, quella voce fonda, lontana, disperata: tutto ciò rappresentava qualcosa di così inatteso, inaudito, imprevedibile, diverso, da contagiare repentinamente, oltre che un ammutolito stupore, una smemorante ribellione, un sentimento di libertà totale contro gli schemi, le regole, i tabù, contro tutto ciò che è legittimo, codificato dalla logica, lecito”.

Pier Paolo Pasolini: “Collaborare con lui reduce da quegli orribili film, che oggi una stupida intellighenzia riscopre, fu molto bello: era un uomo buono e senza aggressività, di dolce cera. (…) Nel fondo di Totò c’era un atteggiamento buono, al limite qualunquistico, ma di quel qualunquismo napoletano che non è qualunquismo, bensì innocenza, distacco dalle cose, estrema saggezza, decrepita saggezza.”

Nel composit di immagini che vi mostriamo, intorno alla foto centrale tratta da Guardie e ladri (Mario Monicelli, Steno, 1951), i manifesti e le locandine di alcuni titoli in cui Totò maggiormente ha spinto il suo estro surreale e bizzarro.

Marcello Garofalo

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