#CIAKINVIAGGIO: BOSTON – I 5 FILM DA (RI)VEDERE

Tra i titoli più attesi alla prossima Mostra del cinema di Venezia c’è sicuramente Black Mass di Scott Cooper, che racconta la vita e gli omicidi di James “Whitey” Bulger, gangster che dominò sulla città di Boston per più di un ventennio. Boston è stato l’approdo di migliaia di immigrati irlandesi e italiani verso la fine del diciannovesimo secolo ed è una delle città più affascinanti e anticonformiste degli Stati Uniti, polo universitario e storico centro culturale: qui aveva sede il movimento per l’abolizione della schiavitù all’epoca della guerra civile, qui la Corte Suprema dello Stato del Massachusetts ha approvato per la prima volta nel Paese una legge a favore del matrimonio tra omosessuali. Non è un caso che nella città famosa anche per le squadre di basket dei Celtics e di baseball dei Red Sox siano ambientati una buona parte dei film americani più importanti degli ultimi anni.

Ecco a voi #CiakInViaggio a Boston, i cinque film da (ri)vedere!

5 TED (2012)ted
Seth MacFarlane

Per quanto l’idea di mettere in bocca a un orsacchiotto di peluche parolacce e sconcezze di ogni tipo non sia particolarmente originale, Ted è l’unica grande commedia demenziale del nuovo decennio in grado di cogliere lo spirito del tempo: un numero infinito di invenzioni comiche e di riferimenti alla pop culture energicamente ordinati in una catena irresistibile di politically uncorrect, e una riflessione sulla difficoltà di relazionarsi molto più profonda di quanto possa sembrare in apparenza. Puntando il dito contro l’immagine edulcorata di una buona fetta dell’industria cinematografica (e non solo), il creatore de I Griffin gira un cult istantaneo e ribelle quanto l’orgoglio bostoniano.

4 WILL HUNTING – GENIO RIBELLE (1998)will hunting
Gus Van Sant

Due Oscar per il film più popolare di Gus Van Sant: sceneggiatura originale di Matt Damon e Ben Affleck, più Robin Williams come attore non protagonista. Un ragazzo della spazzatura bianca della periferia di Boston, bidello al MIT (Massachusetts Institute of Technology), è un genio matematico dal carattere quasi impossibile, diviso tra un professore che vorrebbe sfruttare il suo potenziale e uno psicologo che gli suggerisce di fare i conti con se stesso e di ascoltare il suo cuore. Film corretto ma bello, classico, pedagogico. Riguardandolo, si fa apprezzare anche per le interpretazioni della bella Minnie Driver e di Stellan SkarsgÃ¥rd, in un personaggio che potrebbe essersi poi evoluto nel Seligman di Nymphomaniac.

3 THE SOCIAL NETWORK (2010)the social network
David Fincher

Dal MIT ad Harvard, l’opera cinica di un formidabile genio. Il miglior film di David Fincher, al servizio di una sceneggiatura a orologeria, incalzante, spietata, senza tregua. Un cast di attori emergenti che ora si trovano sulle copertine dei giornali: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Rooney Mara, Armie Hammer. Un film sull’Oggi, sulla velocità, sull’insensibile frenesia, sulla schiuma dei giorni. Ma, soprattutto, sull’amicizia tradita. Non basteranno mai milioni di amici virtuali quando la solitudine è parte di noi, e il primo amore resta un’ossessione, per nulla magnifica. Soltanto tre Oscar: sceneggiatura non originale, colonna sonora e montaggio.

2 MYSTIC RIVER (2003)mystic-river
Clint Eastwood

L’innocenza non esiste, le colpe non si lavano e il passato non si cancella. Il dolore costringe alla sopraffazione e all’omertà, ma solo per i forti. Dal romanzo La morte non dimentica dello scrittore di origine irlandese Dennis Lehane, Eastwood ambienta una tragedia greca contemporanea in una Boston operaia e umbratile. Uno dei grandi capolavori del nuovo millennio, un salutare pugno nello stomaco che non lascia attenuanti di fronte alle fragilità degli uomini. Nuovamente, sono troppo pochi gli Oscar, solo due, assegnati agli indimenticabili Sean Penn (attore protagonista) e Tim Robbins (attore non protagonista); ma Kevin Bacon e Marcia Gay Harden sono altrettanto potenti e disperati.

 

1 THE DEPARTED (2006)the departed
Martin Scorsese

Non poteva certamente mancare il capo d’opera che ha permesso a Martin Scorsese di vincere l’Oscar per miglior film e per miglior regia, a William Monahan per la sceneggiatura non originale e a Thelma Schoonmaker per il montaggio. Continui ribaltamenti tra il Bene e il Male, personaggi totali, un finale da conservare tra i più entusiasmanti di sempre: Leonardo DiCaprio contro Matt Damon, anche la criminalità organizzata non è altro che una commedia degli equivoci, un gioco di maschere e di specchi. Il Frank Costello di Jack Nicholson guarda direttamente a “Whitey” Bulger, mentre in colonna sonora i Dropkick Murphys cantano proprio quei naviganti che cercarono fortuna in America. I’m shipping up to Boston.

Emiliano Dal Toso

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