“Halloween” di John Carpenter: nuovo come 40 anni fa

Trieste Science + Fiction apre con un gioiello, “giocato” con furbizia e senso del tempo. Il 31 ottobre alle ore 17 al Politeama Rossetti è stata proiettata la versione restaurata e rimasterizzata (curatore l’allora direttore della fotografia Dean Cundey) di Halloween di John Carpenter, ambientato proprio il 31 ottobre di 40 anni fa, a Haddonfield, Illinois (in realtà le riprese furono girate nel New Jersey).

Capolavoro e capostipite dell’allora subito battezzato new horror, Halloween – La notte delle streghe (titolo in Italia), ha generato un nuovo filone (appunto), più sette sequel, 1 remake, 1 sequel del remake. Scusate se è poco e la ragione “vera”, quella terra terra, è che è costato l’inezia di 300 mila dollari per incassarne oltre 70 milioni, ancora oggi machina for money nelle sue varie dimensioni distributive (grande schermo, tv, dvd, streaming). Allora hanno pensato i produttori: nel pieno fulgore dei blockbuster c’è anche un altro modo per “fare soldi”, meno rischioso, magari a costo di lavorare con personalità poco avvezze ai compromessi e che volevano “l’ultima parola sul montaggio e il nome sopra il titolo”, ovvero l’anticonformista e un po’ incazzoso John Carpenter (che da Halloween diventò regista da tenere in estrema considerazione e coccolare, almeno per un po’).

Ma a vederlo oggi – e non vi inquietate, sarà ditribuito anche in Italia sia pure in poche sale – questo slasher horror girato in wide screen e con la steadycam (uno dei primi) e per questo da vedere su grande schermo, che fu snobbato inizialmente dai critici americani di prima fila per poi essere precipitosamente recuperato e riabilitato (dopo l’esplosione di incassi e l’aria da cult) funziona ancora? L’abbiamo visto e la risposta è decisamente sì. Atmosfere illividite da tragedia incombente, un uso narrativo quasi diabolico del personaggio Michael Myers – di cui vedremo il volto solo all’inizio da bambino quasi stranito e per un attimo da adulto alla fine, assolutamente normale e belloccio – che appare e poi scivola via, silenzioso e letale, senza sentimenti, senza parole, alla fine decisamente personaggio soprannaturale, con una colonna sonora incalzante, sobria e che ti entra nella testa , composta dallo stesso Carpenter (“allora avevo in mente mentre accompagnavo le immagini Werewolf in London di Warren Zewon”). E poi due attori nei ruoli principali davvero azzeccati, Jamie Lee Curtis, esordiente e dopo l’uscita subito considerata la regina delle Scream Girl (ovvero le ragazze che urlano) e il navigato Donald Pleasence nei panni del Dr. Loomis, angustiato dai sensi di colpa e spaventato, che cerca affannosamente di recuperare il terrificante Myers scappato dal manicomio (ricorda Carpenter: “lo adoravo come attore e lui accettò la parte, peraltro solo perché doveva pagare gli alimenti alla ex moglie!”).

 

Perché piacque tanto? Per gli stessi motivi che piace ancora oggi. Slasher horror esplicito (ma in futuro si sarebbe visto di peggio e di più truculento assai), cosceneggiato e coprodotto con la fida Debra Hill, con protagonisti adolescenti in balia di un essere incontrollabile, inarrestabile e invincibile. “Il male è a piede libero e sta vincendo” mormora con gli occhi terrorizzati il dr. Loomis.

Proprio così e Michael Myers è lì a inaugurare la nuova sventagliata di mostri “amorali” e sventratori degli anni ’80, quasi a sostituire i vecchi, gloriosi e romantici Dracula, Frankenstein, Uomo Lupo. Ovvero lui, Leatherface e Freddy Krueger.

 

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